Deceduto dopo un trapianto, parenti si oppongono all’archiviazione

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Secondo legali della famiglia occorrono nuovi accertamenti in relazione alla morte del 61enne deceduto dopo un trapianto di cuore nel 2016 all’Ospedale San Camillo di Roma

I parenti di Roberto Martini hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal PM della Procura di Milano nei confronti dei cinque medici indagati per la morte del loro caro. L’atto è stato sottoscritto dall’avv. Mario Murano, legale della moglie del defunto, e dall’avv. Loredana Vivolo, che assiste le figlie e la sorella. L’uomo era deceduto dopo un trapianto di cuore effettuato a fine agosto del 2016 presso l’Ospedale San Camillo di Roma. Secondo l’ipotesi accusatoria l’organo, che proveniva dal San Raffaele di Milano, sarebbe stato inidoneo al trapianto.

Per l’Avv. Mario Murano la richiesta di archiviazione sarebbe ‘sbalorditiva’. Lo stesso PM, infatti,  aveva richiesto un incidente probatorio con la nomina di altri periti. Una sorta di ammissione, quindi, “che le accuse verso i medici non erano infondate”.

“La richiesta di incidente probatorio – spiega Murano – è stata disattesa dal GIP non avendo condiviso il solo requisito che l’espletamento della perizia in dibattimento avrebbe comportato la sospensione del giudizio per oltre sessanta giorni”.

Secondo Murano, il PM avrebbe esteso le sue valutazioni ben oltre i limiti connessi alla valutazione di infondatezza della notizia di reato.

Le tesi del magistrato sono state contestate in un documento di 60 pagine, redatto con l’aiuto del prof. Michele Toscano, esperto di cardiochirurgia.

“Abbiamo dimostrato che non si può impiantare un organo affetto da  ben tre patologie: ponti muscolari, prolasso della valvola mitrale ed ipertrofia ventricolare sinistra”. Il tutto facendo riferimento alle linee guida internazionali in materia. Per l’Avvocato, anche laddove il paziente fosse sopravvissuto, avrebbe comunque ereditato quelle stesse patologie.

Peraltro – continua – un organo in quelle condizioni “a maggior ragione non avrebbe dovuto essere sottoposto a un tempo di ischemia superiore alle 5 ore”. Un cuore ipertrofico, infatti, “si protegge male durante l’ischemia connessa alle procedure chirurgiche, tanto più se protratta oltre i limiti raccomandati”.

Per il legale occorrerà quindi “procedere alla rinnovazione degli accertamenti contenuti nella Consulenza tecnica”. Questa si porrebbe apertamente in contrasto con quella degli esperti precedentemente incaricati dalla Procura di Roma. Bisognerà poi rivedere l’intera procedura di assegnazione dell’organo. Risulta infatti arduo comprendere “per quale motivo un cuore espiantato a un donatore deceduto a Milano sia stato poi utilizzato a Roma”.

L’avv. Murano fa inoltre sapere di avere eccepito l’incompetenza territoriale dell’Autorità giudiziaria milanese e di aver chiesto che il procedimento venga trasferito a Roma. Si tratterebbe della sede naturale in quanto è nella Capitale che è stato eseguito il trapianto e ha avuto luogo la morte del paziente.

Infine, nell’atto di opposizione si deduce che occorre procedere all’aggiornamento delle iscrizioni nel registro notizie di reato. Per Murano non si spiegano, infatti, i motivi per cui siano rimasti estranei alle indagini i chirurghi che materialmente hanno dapprima coordinato l’attività di espianto del cuore e successivamente hanno proceduto all’impianto nella sala operatoria del San Camillo.

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