Il commento del presidente della Federazione, Anelli, sull’aggressione nei confronti di una dottoressa in servizio di guardia medica a Bagheria
“Ancora una collega aggredita mentre svolgeva il suo turno di guardia medica in una zona ‘di frontiera’”. Una zona “che lei stessa non considerava sicura, ma che non voleva e non vuole abbandonare perché farlo significherebbe una resa”, Così il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sull’aggressione avvenuta presso il presidio di guardia medica di Bagheria, nel palermitano.
“Vi offriamo il nostro meglio con il nostro niente. Ci portiamo a casa i nostri piccoli grandi successi, le spalle larghe, il bene fatto bene, i vostri grazie e i vostri sorrisi ed andiamo avanti” Così scriveva la dottoressa su Facebook all’indomani dell’episodio. “Le sue parole – commenta Anelli – riempiono di significato gli articoli del nostro Codice di Deontologia e definiscono lo stesso ruolo sociale del medico. Un medico che entra nelle case, nei quartieri, nelle comunità devastate da malesseri ambientali e sociali; diventa primo e a volte unico testimone di diritti elusi e negati; e, attraverso il diritto-dovere di assistere e curare, restituisce dignità alle persone e riscatto sociale alla collettività”.
Gli Ordini, le Istituzioni hanno, a loro volta, il dovere di difendere il diritto a curare, e a farlo in condizioni di sicurezza” continua il Presidente Fnomceo.
“Il nostro Comitato Centrale ha recentemente invitato tutti gli Ordini a fare esposti nelle procure contro gli aggressori e per la verifica della sicurezza delle sedi. Ancor prima, il Consiglio nazionale ha approvato all’unanimità una Mozione per chiedere al Governo di trasmutare il disegno di legge n. 867 sulla violenza contro gli operatori sanitari, attualmente incardinato in Commissione Igiene e Sanità del Senato, in un decreto-legge, riconoscendo sempre agli operatori aggrediti la qualifica di pubblico ufficiale, affinché l’azione penale si avvii d’ufficio e non a seguito di denuncia di parte”.
“Eppure, ancora pochi giorni fa a Parma, ci siamo sentiti dire che ben l’87% dei medici di continuità assistenziale di quel territorio si sente in pericolo durante lo svolgimento del turno e che il 45% ha subito almeno un episodio di violenza, fisica o verbale. Questi dati coincidono col dato nazionale, che stiamo verificando tramite un questionario somministrato a tutti i medici italiani alla fine dell’anno scorso” .
“Ora sta alle Istituzioni, al Governo, al Parlamento intervenire con misure urgenti, concrete ed efficaci – conclude Anelli – per garantire ai medici il diritto di curare e ai cittadini il diritto di essere curati in sicurezza”.
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