Chiuso in sede civile il contenzioso tra l’Azienda sanitaria Toscana Centro e la famiglia di una ragazza morta a febbraio a Pistoia per una embolia non diagnosticata
Novecentosessantacinquemila euro. E’ la cifra sulla cui base è stato raggiunto l’accordo transattivo tra la Asl Toscana Centro e la famiglia di un giovane 28enne morta lo scorso febbraio per una embolia non diagnosticata, in seguito al suo quarto accesso in pochi giorni al Pronto soccorso dell’ospedale di Pistoia.
Per ben tre volte – il 12, il 14 e il 18 febbraio – la ragazza era stata rimandata a casa con la diagnosi di polmonite. Il tutto, nonostante lo svolgimento di una angiotac e di una radiografia al torace. Il 24 febbraio poi – come ricostruisce la Nazione – l’ultima corsa in ospedale, questa volta in emergenza, con una crisi respiratoria in atto, ma per la ragazza a quel punto non c’era stato più nulla da fare .
In seguito al decesso la Procura ha aperto un fascicolo sul caso per omicidio colposo.
Nel registro degli indagati sono finiti in nomi dei tre medici che visitarono e dimisero la paziente in occasione dei primi tre accessi e quello del radiologo che effettuò i due esami.
Se per i primi lo stesso Pubblico ministero ha avanzato richiesta di archiviazione, per quest’ultimo la situazione risulterebbe, invece, più delicata, in quanto, secondo l’ipotesi accusatoria, non avrebbe riconosciuto dagli accertamenti i segni dell’embolia poi risultata fatale alla ragazza.
Ma i dubbi dei familiari si concentrano, in particolare, anche sull’operato del camice bianco che visitò la loro congiunt l’ultima volta che si era presentata in ospedale, decidendo di non ricoverarla nonostante l’aggravarsi dei sintomi.
Sul fronte penale, dunque, l’inchiesta è ancora in corso. Sul versante civile, invece, l’Azienda sanitaria, dopo una lunga trattativa, ha deciso di chiudere il contenzioso riconoscendo ai parenti della vittima una risarcimento quasi milionario.
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