Trasfusioni di sangue infetto, il Giudice può discostarsi dalla CTU solo con motivazione adeguata

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In materia di trasfusioni di sangue infetto, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale: il Giudice non è vincolato alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ma può discostarsene solo con una motivazione adeguata, completa e coerente, che chiarisca le ragioni per cui le risultanze peritali non sono state accolte e dimostri la correttezza del percorso logico-scientifico seguito nella decisione.
Interessante disamina del criterio di evidenza del probabile e del nesso causale con pronunzia della S.C. di tre importanti principi di diritto (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 4 agosto 2025, n. 22388),

Il caso

I familiari della vittima si rivolgono al Tribunale di Brescia per ottenere la condanna del Ministero della Salute, a seguito del decesso avvenuto a causa dell’aggravamento dell’epatite post-trasfusionale contratta dal paziente a causa di trasfusioni di sanguie infetto avvenute nel 1984 e nel 1985 durante un ricovero presso gli Spedali Civili di Brescia.

La CTU medico-legale concludeva nel senso che la vittima aveva contratto l’epatite C in seguito alle trasfusioni di sangue infetto eseguite presso gli Spedali Civili di Brescia

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