Al lavoratore viene riconosciuto l’aggravamento dei postumi permanenti invalidanti da due precedenti infortuni, che in fase amministrativa veniva respinto (Tribunale di Bari, Sez. Lavoro, Sentenza n. 990/2021 del 30/03/2021- RG n. 1889/2020)

Il lavoratore cita a giudizio l’Inail onde vedersi riconosciuti i postumi invalidanti derivanti dall’aggravamento della patologia causata dall’infortunio sul lavoro subito.

L’Inail riconosceva al lavoratore il 6% di postumi permanenti quale conseguenza di più infortuni, tuttavia il lavoratore presentava domanda per il riconoscimento dell’aggravamento dei postumi, che veniva respinta.

Si costituisce in giudizio l’Istituto chiedendo il rigetto della domanda.

La causa viene istruita attraverso l’acquisizione della documentazione sanitaria e CTU Medico-Legale e, all’esito dell’istruttoria, la domanda del lavoratore viene ritenuta fondata.

Il CTU ha confermato l’esistenza dei postumi permanenti dedotti dal ricorrente in relazione ai singoli infortuni denunciati tra il 2011 e il 201 9 (esiti algodisfunzionali a carico della spalla sx, del gomito sx e della caviglia sx in soggetto con gonartrosi tricopartimentale e tendinosi della cuffia dei rotatori), riconoscendo la sussistenza di un aggravamento rispetto a quanto accertato dall’istituto .

Osserva il Giudice, che il D.Lgs. n. 38/2000, recante “Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell’articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144”, il quale all’ art. 10, comma 4, ribadisce che sono considerate malattie professionali anche quelle non comprese nelle tabelle del Testo Unico ma per le quali il lavoratore dimostri l’origine professionale.

L’art. 13 dello stesso decreto definisce il danno biologico come “lesione all’integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico legale” e ne sancisce il ristoro, se conseguente a infortunio sul lavoro o a malattia professionale, in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.

Ciò posto, in punto di indennizzo, il nuovo sistema dell’invalidità permanente prevede una franchigia per gradi di menomazione del 6% e si attua attraverso tre tabelle (v. d.m. 12.7.2000):

1) tabella delle menomazioni comprensiva degli aspetti dinamico – relazionali, che sostituisce le due tabelle del l’industria e dell’agricoltura previste nel Testo Unico e basate sulla perdita dell’attitudine al lavoro (nell’ ambito della quale si trova la ” Tabella delle menomazioni sistema nervoso e psichico” che al n. 181 riporta il “Disturbo post -traumatico da str ess cronico severo, a seconda dell’efficacia della psicoterapia, sino a 15);

2) tabella di indennizzo del danno biologico, da applicare in riferimento all’età dell’assicurato al momento della guarigione clinica, per l’indennizzo di menomazioni superiori al 16 % ed erogate in rendita. Le menomazioni inferiori o uguali al 16 % sono erogate in capitale;

3) tabella dei coefficienti che costituiscono indici di determinazione della percentuale di retribuzione da prendere in riferimento per l’indennizzo delle conseguenze patrimoniali, in relazione alla categoria di attività lavorativa di appartenenza dell’assicurato e alla ricollocabilità dello stesso.

Alla luce di ciò è da ritenersi che il danno biologico comportante una invalidità permanente superiore al 6%, causalmente connessa con l’attività lavorativa può rientrare nell’indennizzo Inail.

Sulla scorta degli esiti della fase istruttoria, risulta raggiunta la prova del nesso causale tra le patologie e gli eventi infortunistici e quanto alla percentuale indennizzabile il CTU ha concluso per una percentuale d’invalidità pari al 7% tenuto conto degli esami strumentali svolti.

Il Giudice aderisce alle conclusioni cui è pervenuto il CTU attraverso un accurato esame clinico e specifici esami strumentali.

A ciò si aggiunga la genericità delle contestazioni opposte da parte dell’Inail che non sono idonee a contrastare i risultati peritali che vengono condivisi anche in relazione ai termini applicati per il cumulo dei postumi.

Per tali ragioni la domanda viene accolta con la condanna dell’Istituto alla liquidazione di un indennizzo in capitale per una percentuale pari al 7% di inabilità permanente a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.

Inoltre, il credito per sorte capitale va maggiorato degli interessi legali, ovvero rivalutato, qualora la svalutazione monetaria dovesse essere stata nel tempo superiore al tasso legale di interesse.

Le spese del giudizio seguono il principio di soccombenza e vengono poste a carico dell’Istituto.

In conclusione, il Tribunale, in funzione di Giudice del lavoro, dichiara il diritto del ricorrente alla liquidazione di un indennizzo in capitale nella percentuale del 7% di inabilità con decorrenza dalla revisione amministrativa; condanna l’Inail al pagamento del dovuto, oltre interessi legali sino al soddisfo; condanna l’Inail al pagamento delle spese di giudizio, per euro 1.500,00, oltre accessori di legge; condanna l’Inail al pagamento delle spese di CTU Medico-Legale.

Avv. Emanuela Foligno

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