Una corretta riduzione e sintesi della frattura tibiale non avrebbe determinato ulteriori interventi ove si eccettui quello per la rimozione del chiodo endomidollare (Tribunale di Frosinone, sentenza n. 320/2021 del 23/03/2021 RG n. 2461/2016)I

I familiari del paziente citano a giudizio l’Azienda Sanitaria di Frosinone e il Medico onde vedere accertato il diritto al risarcimento del danno in seguito al trattamento medico – chirurgico ricevuto in occasione del ricovero del loro congiunto, avvenuto il 28/05/2006, seguito dall’ operazione del 6/06/2006.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale.

Il Consulente ha concluso: “In conclusione, tenuto conto della documentazione medica esaminata e delle considerazioni medico legali sopra esposte, risulta che sia stato commesso un errore tecnico della riduzione e nella sintesi della frattura tibiale nel corso dell’intervento del 6/06/2006”.

In particolare: “l’inadeguata riduzione e fissazione della frattura hanno determinato una viziosa consolidazione della frattura che ha reso necessari ulteriori interventi chirurgici per il riallineamento osseo, la rimozione del chiodo e la corretta riduzione e sintesi della frattura con posizionamento di un fissatore esterno, successivamente rimosso. Una corretta riduzione e sintesi iniziale della frattura invece non avrebbe determinato il ricorso ad ulteriori interventi ove si eccettui quello per la rimozione del chiodo endomidollare”.

Il Giudice, condivide e rende proprie tali conclusioni che non lasciano dubbi circa la non conformità alle regole dell’arte e della scienza medica del trattamento chirurgico praticato dal Sanitario convenuto all’interno dell’ospedale di Frosinone al paziente e la sussistenza di nesso causale tra l’operato e i danni patiti.

Ritenuta, dunque, accertata la responsabilità del Sanitario convenuto.

In altri termini, risulta dalla CTU il non corretto adempimento della prestazione ai sensi dell’art. 1218 c.c.

Come noto, tale norma prevede che sul paziente grava l’onere di allegare l’inadempimento o l’inesattezza dell’adempimento, mentre spetta al Medico provare l’incolpevolezza dell’inadempimento, ossia l’impossibilità della prestazione per causa non imputabile, come un evento preesistente o sopravvenuto, indipendente dalla propria sfera di controllo e della propria volontà ovvero la diligenza nell’adempimento.

L’art. 1218 c.c. solleva dunque il creditore dall’onere di provare la colpa, come per la responsabilità aquiliana, ma non dall’onere di provare il nesso di causa tra la condotta del medico-debitore e il danno di cui si chiede il risarcimento.

Ebbene, tale onere è stato pienamente assolto.

Venendo alla liquidazione dei danni, il CTU ha stimato il danno permanente nella misura del 4%, riconoscendo un’invalidità temporanea assoluta nella misura di giorni 90 e un ulteriore periodo di giorni 90 di incapacità temporanea parziale al 50%.

Al paziente spetta, tenuto conto delle Tabelle milanesi, la somma di euro 4.247,00 corrispondente al 4% come postumi invalidanti permanenti, la somma di euro 8.820,00 per l’invalidità temporanea totale o assoluta, la somma di euro 4.410,00 per l’invalidità temporanea parziale, per un ammontare complessivo di euro 17.477,00

Tale importo è comprensivo anche del c.d. danno morale, attesa l’assenza di pregiudizi ulteriori e peculiari.

Respinto, per mancanza di adeguata prova, il danno non patrimoniale diretto dei congiunti, connesso al disagio subito per l’assistenza che sarebbe stata prestata al paziente.

Sulla somma complessiva liquidata viene calcolato il risarcimento del danno subito da parte attrice per effetto della mancata tempestiva disponibilità della somma.

Per quanto concerne, invece, l’eccezione di inoperatività della polizza assicurativa stipulata dal Medico convenuto, si osserva che il documento contrattuale prodotto stabilisce, nell’ambito dell’oggetto dell’assicurazione, che la polizza possa essere attivata soltanto quando derivino danni (lesioni personali, morte ovvero pregiudizi a beni intangibili) a terzi dall’azione di rivalsa esperita dall’impresa di assicurazioni ai sensi delle condizioni di assicurazione ovvero dall’azione di rivalsa esperita direttamente dall’azienda di appartenenza e/o dalla pubblica amministrazione, in genere nei casi prevista dalla legge limitatamente ai sinistri dalla stessa pagati.

Non si sono verificate le condizioni previste dal contratto, poiché la causa radicata innanzi al Tribunale di Frosinone ha per oggetto esclusivamente la domanda risarcitoria proposta dai congiunti del paziente e nessuna pretesa è stata spiegata al momento, in via di rivalsa, dall’impresa di assicurazioni o dall’azienda ospedaliera nei confronti del proprio dipendente.

Ne consegue l’accoglimento della relativa eccezione, con conseguente rigetto della domanda in garanzia.

In conclusione, il Tribunale di Frosinone, accoglie in parte la domanda proposta, e, previo riconoscimento della colpa professionale del Medico convenuto, condanna l’ASL di Frosinone, in solido con il Medico, a corrispondere agli attori, a titolo di risarcimento danni, subiti dal loro congiunto la somma di euro 17.477,00 a titolo di danno non patrimoniale, oltre interessi legali e rivalutazione; condanna l’ASL di Frosinone, in solido con Medico, a pagare le spese di lite che liquida in euro 4.835,00, oltre accessori.

Infine, dichiara l’inoperatività della polizza contratta dal Medico, rigettando la domanda in garanzia avanzata nei confronti del terzo Assicuratore.

Avv. Emanuela Foligno

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