Il Ministero dovrà liquidare 500mila euro agli eredi di un dipendente dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto, deceduto per malattia a causa dell’esposizione al minerale

Da Taranto arriva una nuova sentenza che condanna il Ministero della Difesa per morti correlate all’esposizione all’amianto. Il giudice del lavoro ha infatti riconosciuto la responsabilità del dicastero per il decesso di un dipendente dell’Arsenale della Marina militare della provincia pugliese.

L’uomo, che lavorava a bordo della navi militari come elettricista specializzato, è stato esposto all’amianto fino al 1982 contraendo un mesotelioma pleurico che ne ha segnato la vita. Secondo il consulente tecnico d’ufficio la sua morte , “è certamente tipica per esposizioni professionali ad amianto”.

Al ministero, in base a quanto si apprende dal quotidiano La Repubblica, viene addebitata l’inosservanza degli obblighi di protezione espressamente previsti dalla normativa vigente a tutela dei lavoratori, oltre che l’omissione delle norme di sicurezza. Tra queste non sarebbe stato rispettato l’obbligo di fornire ai dipendenti idonei dispositivi di protezione individuale contro il rischio amianto e quello di verificare costantemente che i lavoratori li adoperassero regolarmente.

La sentenza dispone a favore degli eredi della vittima un risarcimento pari a 500mila euro. Per i loro legali la decisione del Tribunale di Taranto  “conferma la necessità di una sempre più adeguata personalizzazione del danno che non si arresti di fronte a soluzioni parziali e inappaganti rispetto alla lesione, non di un bene qualsiasi, ma del bene vita, oggetto di un diritto assoluto e inviolabile riconosciuto dalla nostra Costituzione, presupposto delle norme penali che incriminano l’omicidio doloso e colposo”.

Solo pochi mesi fa, a fine giugno, i giudici tarantini aveva riconosciuto, con analoghe motivazioni, un risarcimento da 350mila euro agli eredi di un operaio morto di cancro ai polmoni. L’uomo, saldatore che aveva prestato servizio per trent’anni presso l’Arsenale della Marina Militare, era stato riconosciuto ‘vittima del dovere’.

 

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