Due medici rischiano di finire a giudizio per lesioni personali colpose gravissime ai danni di una paziente costretta a subire l’ amputazione del braccio dopo un’operazione al tunnel carpale
Ha rischiato la vita per un intervento al tunnel carpale del polso destro. La donna alla fine si è salvata ma è stata costretta a subire l’amputazione del braccio. La vicenda ha visto l’apertura di un fascicolo per lesioni personali colpose gravissime. Due medici dell’ospedale di Rivoli sono stati iscritti nel registro degli indagati e ora rischiano il processo.
I fatti, come riporta il Corriere della Sera, risalgono al maggio 2007. La signora, 47enne residente nel torinese, subito dopo l’operazione aveva iniziato ad avvertire dei dolori. Pensando fossero legati ai postumi dell’intervento non si era preoccupata. Durante la prima visita di controllo, il 24 maggio, era stata rassicurata anche dal chirurgo che l’aveva in cura. Così era avvenuto anche due giorni dopo, nonostante il perdurare dei dolori al braccio. In tale occasione era intervenuto anche un secondo medico, che le aveva prescritto degli esami ematochimici.
Il 29 maggio, sempre secondo la ricostruzione del Corriere, la paziente era tornata in Ospedale con febbre molto alta. Era stata quindi visitata da un terzo medico, che ne aveva disposto l’immediato trasferimento al CTO. Qui le era stata diagnosticata una fascite necrotizzante ed era stata operata d’urgenza. L’amputazione del braccio era risultata inevitabile per salvarle la vita.
La donna aveva presentato un esposto.
A conclusione delle indagini, basandosi su una perizia affidata a due consulenti, la Procura contesta ai due medici di non aver prescritto adeguata terapia antibiotica. Ciò nonostante la presenza di chiari sintomi di infezione.
Uno dei dottori, secondo quanto sottolineato dal Pm, pur avendo disposto gli accertamenti ematochimici, avrebbe “dimesso la paziente senza attendere i relativi esiti”. A detta del suo legale, tuttavia, il professionista non controllò i risultati perché il chirurgo lo aveva rassicurato che se ne sarebbe occupato di persona. Il camice bianco ha quindi chiesto di essere interrogato dal magistrato per chiarire la sua posizione.
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