A distanza di 17 anni dal fatto, si chiude la vicenda giudiziaria sul decesso di un ragazzo morto per uno shock settico correlato a un ascesso non curato a un dente; assegnate le somme pignorate da versare ai parenti

Morì a soli 19 anni, nel luglio del 2004, per uno shock settico ritenuto diretta conseguenza di un ascesso non curato a un dente. A distanza di 17 anni si chiude la vicenda giudiziaria sul decesso di un giovane originario della provincia di Potenza, con l’assegnazione, da parte del Tribunale di Cosenza, delle somme pignorate da versare alla famiglia, un risarcimento milionario che sarà versato a genitori, sorella e nonni

L’epilogo – come riferisce la Gazzetta del Sud, arriva dopo tre sentenze penali – quella del Tribunale di Lagonegro nel 2009, della Corte di appello di Potenza nel 2010 e della Suprema Corte di Cassazione nel 2012 – e dopo la pronuncia, in sede civile, del Tribunale di Lagonegro, passata in giudicato nel 2018.

Il caso ha visto la condanna dei cinque medici che ebbero in cura il ragazzo, oltre che del centro odontoiatrico coinvolto e dell’Azienda sanitaria locale di Cosenza.

I camici bianchi, in particolare, sono stati ritenuti responsabili – come sottolineato dai legali dei parenti della vittima – “di aver dimesso il paziente diverse volte, senza curarlo e causandone il decesso, facendo in modo che in mancanza di cure, negate, una banale patologia, quale un ascesso dentale avesse modo di evolvere, incontrollata, sino ad arrecare addirittura la morte dopo giorni di atroci sofferenze”.

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