I familiari di una donna deceduta nel 2012 attendono da due anni di ricevere la somma di un milione di euro, stabilita in primo grado dal giudice e poi dimezzata in appello
E’ trascorso quasi un anno dalla sentenza d’appello che riconosceva mezzo milione di euro di risarcimento ai familiari di una donna palermitana di 56 anni deceduta nell’agosto del 2012 per negligenze imputabili all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma.
La donna si era sottoposta presso la struttura sanitaria capitolina a un intervento chirurgico per un adenoma al surrene sinistro, ma dopo l’operazione aveva cominciato ad avvertire forti dolori addominali; i successivi accertamenti avevano evidenziato un’emorragia interna causata da un danno alla milza. Di qui la necessità di tornare in sala operatoria una seconda e poi un terza volta, quest’ultima dopo un mese, per una tracheotomia causata dal peggioramento delle condizioni complessive. Dopo il trasferimento in altre due strutture romane la vita della donna era stata stroncata dall’insorgere di una broncopolmonite.
A distanza di cinque anni dal tragico evento, e dopo due gradi di giudizio, i sette fratelli della donna tuttavia non hanno ancora ricevuto la somma stabilita dai giudici. In primo grado è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di un milione di euro e la struttura sanitaria ha chiamato in causa la propria assicurazione, con la quale aveva una polizza per responsabilità civile verso terzi. Ma nel corso del procedimento è emersa una clausola del contratto in base alla quale il fatto doveva essere avvenuto all’interno del periodo di copertura e, inoltre, la richiesta di risarcimento doveva pervenire nel corso della validità della polizza stessa, mentre la polizza era scaduta senza essere stata rinnovata.
La Corte d’appello ha poi dimezzato, in fase cautelare, l’entità del risarcimento, sospendendo l’efficacia esecutiva della sentenza nei confronti della compagnia assicurativa, ma la struttura ospedaliera, che fino a poco tempo fa era in gestione commissariale, risulta priva di liquidità e così i parenti, secondo quanto denunciato dal loro legale, continuano a non vedersi riconosciuta la somma dovuta. Anche altre strade, spiega il legale, quali il pignoramento di crediti vantati dall’Ospedale nei confronti delle Asl sarebbero impraticabili.




