Aumentano gli appalti di servizi alle coop: la denuncia Aaroi

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Sempre più difficile la situazione negli ospedali, dove aumentano gli appalti di servizi alle coop per tamponare le carenze strutturali ormai diffuse

Sta diventando quasi una prassi, per gli ospedali, affidarsi a esterni per tamponare le carenze strutturali, ed è così che aumentano gli appalti di servizi alle coop.

Un fenomeno preoccupante, e in crescita, in una sanità italiana sempre più dissestata.

Spesso i nosocomi, anziché emanare regolari bandi di concorso, si affidano a contratti “light”. Un tempo c’erano i cococo e i cocopro, ma la riforma della pubblica amministrazione li ha aboliti. E così, aumentano gli appalti di servizi alle coop, come denunciato da Aaroi.

Appalti che vengono affidati  – contravvenendo alle norme di legge che prevedono medici ospedalieri pubblici assunti con contratto di lavoro pubblico – a “liberi professionisti” da utilizzare come dipendenti.

Ma se le ore a bando sono tante e ci vogliono tanti medici, ciò può comportare un costo aggiuntivo per gli uffici. Occorre quindi rivolgersi a una cooperativa che ha alle dipendenze medici, infermieri ed altri sanitari. A quel punto che succede? Che la burocrazia e i turni saranno gestiti dalla coop. E lo staff è assicurato.

Una situazione grave quella degli appalti di servizi alle coop. Anche perché presenta diverse irregolarità, come evidenziato dalla denuncia al Ministero della Salute fatta dal sindacato degli anestesisti rianimatori Aaroi-Emac guidato da Alessandro Vergallo.

Le segnalazioni sono poi state riprese in un’inchiesta dell’Espresso (“Così stanno uccidendo la sanità pubblica”) nella quale si mostra come in diversi Comuni le Coop vadano a supplire in modo sistematico a carenze strutturali.

“Queste coop – afferma Vergallo – hanno inviato persino alla sede del nostro sindacato la richiesta di aiutarle a reperire personale, e noi abbiamo garbatamente risposto che il loro interesse è del tutto in contrasto con il nostro, posto a tutela del contratto di lavoro e abbiamo allegato le mail alle nostre segnalazioni al Ministero della Salute”.

Aaroi-Emac, inoltre, ha evidenziato un altro aspetto importante.

Ovvero che le coop si prestano bene ad appaltare servizi H24, organizzando (male) ciò che invece compete all’ospedale.

“In ambito medico – prosegue Vergallo – prevalgono due tipologie: intanto, i giovani che sono rimasti fuori dalla specialità, ricercati ad esempio per i servizi di emergenza; ogni anno restano fuori dai corsi 7-8 mila e se non vanno all’estero tentano questa chance; fatturato 100, la cooperativa ai singoli medici ne retrocede mettiamo 70, ai più giovani anche meno, e -stando ad alcune segnalazioni -talora persino sotto forma di rimborsi spese forfettari, senza alcun giustificativo di spesa. Più “light” di così… Poi c’è chi il lavoro già l’ha”.

Altra questione sul tavolo è quella dei rimborsi. Quando sono privi di giustificativi, potrebbero configurare evasione.

“Parliamo in genere di Onlus – afferma Vergallo – che fin qui pur svolgendo attività commerciali hanno goduto di un regime di controlli ridotto; qualcosa però potrebbe essere cambiato con la legge 117 di riforma del terzo settore approvata lo scorso anno”.

Secondo il sindacato degli anestesisti rianimatori tale situazione implica più profili di illegittimità.

Innanzitutto perché a ricoprire i ruoli a tempo indeterminato si accede per concorso, per i ruoli a tempo indeterminato o i trasferimenti di strutturati che non implichino perdita di continuità di servizio si accede per avviso.

“Leggi recenti – afferma Vergallo – hanno ammesso deroghe per tamponare carenze organiche in situazioni eccezionali, ma l’eccezionale qui diventa la regola. Ci sono poi specialisti pubblici dipendenti che hanno obbligo di esclusività, percepiscono i relativi emolumenti, ma esercitano libera professione in modo molto “allargato”, con il silenzio o l’avallo della propria amministrazione, a volte anch’essi tramite “cooperative”, in strutture private”.

Circostanze che configurano sia ipotesi di danno erariale, sia impedimento di accesso al lavoro dei medici più giovani.

“Da una parte – conclude Vergallo – per un ruolo che andrebbe coperto da chi ha tutele contrattuali si propone personale gestito da terzi, dall’altra si aggira l’esclusività di rapporto che vieta a un dipendente pubblico di lucrare illecitamente ai danni del SSN. Si sminuisce così la reale carenza di medici, particolarmente grave tra noi anestesisti”.

 

 

 

 

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