Anmefi: dati preoccupanti, diminuiscono i controlli

E’ di pochi giorni fa la pubblicazione da parte dell’INPS dei risultati concernenti la “Certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici”, relativi al 2015. I dati che emergono, secondo l’Associazione nazionale dei medici di medicina fiscale (Anmefi), sono preoccupanti e richiedono maggiori controlli sull’assenteismo lavorativo; un’attività che l’Associazione torna a rivendicare sottolineando l’importanza della capillare azione svolta dai medici fiscali su tutto il territorio nazionale, “assolutamente adeguati alle nuove tecnologie e prontamente disponibili all’espletamento del servizio che solo ad essi compete”.

Nel 2015 sono stati trasmessi 12,1 milioni di certificati medici per il settore privato e 6,3 milioni per la pubblica amministrazione con un notevole aumento rispetto agli anni precedenti (+4,3% per la pubblica amministrazione e + 4,9% per il settore privato rispetto al 2014). Ciò avviene in periodi in cui non si può certo parlare di aumento del numero dei lavoratori rispetto al passato, con costi che vanno ad aggiungersi alla già consistente indennità di malattia (circa due miliardi l’anno per le casse pubbliche).

L’aumento riguarda in particolare le classi da 6 a 10 giorni (+11,3%) e da 4 a 5 giorni (+7,7%), mentre gli eventi con un solo giorno di malattia diminuiscono del 2,7% rispetto al 2014. I certificati di malattia da 1 a 10 giorni aumentano nel settore privato riallineandosi quasi con il settore pubblico. E proprio nel privato il rapporto dell’Inps evidenzia come ci si ammali di più in Lombardia, dove si concentra la maggior parte dei certificati medici del 2015 (21,4%) e nel Lazio (11,2%), mentre l’incremento maggiore a livello regionale rispetto al 2014 si registra in Basilicata (+20,4%). Per la pubblica amministrazione il Lazio si trova al primo posto con il 13,7% delle certificazioni, seguito da Sicilia (12,3%), Lombardia (11,5%) e Campania (10,9%); i principali aumenti riguardano, invece, la Calabria (+11,8%) e le Marche (+10,6%).

Tra i dati pubblicati non figurano, tuttavia, quelli relativi alla percentuale di controlli che l’INPS, per legge, dovrebbe effettuare al fine di verificare l’effettivo stato di malattia dei lavoratori. A tal proposito l’Anmefi sottolinea come il numero dei controlli sia divenuto irrisorio a causa di una drastica riduzione del budget per le visite da parte dei medici fiscali, con un passaggio da 50,6 milioni di euro allocati prima del 2013 ad appena 13,8 milioni di euro nel 2016. Dal 15-20% di controlli sui certificati pervenuti, si è passati ad un 3-4%.

“A nulla sembra siano servite le tante interrogazioni parlamentari – si legge in una nota dell’Associazione – e i vari Ordini del Giorno di Camera e Senato che hanno ripetutamente dimostrato come la spesa per la medicina fiscale INPS non solo sia praticamente in pareggio, ma si possa considerare una delle voci attive dell’Istituto, in considerazione dei vantaggi procurati dalle riduzioni prognosi, dalle indennità da corrispondere agli assenti al domicilio, dalle responsabilità terzi, dalle certificazioni di competenza INAIL e riprese dell’attività lavorativa anticipate senza segnalazione, che vengono tutti esercitati solo con un costante e incisivo controllo da parte dei medici fiscali”.

L’Anmefi, pertanto, torna a sollecitare la revisione del provvedimento dell’INPS che ha determinato l’estrema riduzione dei controlli domiciliari demansionando la categoria e peggiorando l’efficienza ed efficacia del servizio svolto.

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui