La presenza di acqua residua e fango, è un evento prevedibile che può essere eliminato con la ordinaria manutenzione delle scale, che nella circostanza è mancata, provocando la caduta sui gradini della metropolitana (Tribunale di Napoli, Sez. II, Sentenza n. 6980/2021 del 29/07/2021 RG n. 30272/2014)

L’attrice ha richiesto all’Azienda di mobilità napoletana il risarcimento delle lesioni subite per la caduta sui gradini della metropolitana occorsa a Napoli, in data 03.01.2014 alle ore 16,00 circa. Nello specifico, la donna, mentre scendeva le scale della stazione della Metropolitana di Napoli, Linea 1, giunta in prossimità del terzo gradino, scivolava a causa della fanghiglia residuata dai recenti lavori eseguiti, e, comunque, non asportati in occasione dell’anticipata apertura della predetta stazione, non visibili né segnalati in alcun modo, rovinando giù per l’intera rampa della scala, riportando gravi lesioni personali, per le quali dovette essere trasportata immediatamente, a mezzo ambulanza, al P.O. dei Pellegrini di Napoli, ove i sanitari le diagnosticavano: “Frattura -lussazione del gomito sin. con frattura della coronoide, pluriframmentaria del capitello radiale e dell’epifisi distale dell’omero al braccio sx”, effettuando immediatamente e provvisoriamente l’immobilizzazione dell’arto mediante doccia gessata.

Veniva dimessa in data 04.01.2014 per essere, in pari data, ricoverata presso altro Ospedale di Napoli ove i Sanitari diagnosticavano: “frattura di gomito sinistro, contusione fianco sinistro e multiple” e, quindi, in data 08.01.2014, sottoposta ad intervento chirurgico di riduzione e composizione della frattura riportata, e protesizzazione del capitello radiale, all’esito del quale le fu applicata una doccia gessata brachiometacarpale.

Il Tribunale ritiene pacifica la responsabilità della A.N.M. ex art. 2051 c.c. nella produzione dei danni patiti dall’attrice.

E’ corretta la prospettazione dell’attrice che invoca un criterio di imputazione della responsabilità, basato sulla relazione di custodia che intercorre tra la cosa che ha cagionato il danno, e il soggetto chiamato a rispondere dello stesso.

Viene inoltre sottolineato che, di norma, si esclude che la pericolosità intrinseca della cosa sia un elemento costitutivo della fattispecie, con la conseguenza che la responsabilità in esame deve essere applicata anche nel caso di danni cagionati da cose di per sé innocue, dal momento che la pericolosità consistere in un fatto intrinseco determinato dall’anomalia strutturale della cosa.

La responsabilità in argomento, và considerata come una conseguenza del potere effettivo sulla cosa, nella sua disponibilità immediata dell’effettivo potere fisico conseguente ad un’effettiva padronanza, anche a prescindere dalla titolarità di un diritto reale sulla stessa.

Nel caso di res inerte, è sufficiente per il danneggiato provare le condizioni di pericolo insorte nella cosa.

In ogni caso, nella valutazione del nesso causale, và sempre tenuto in considerazione il principio di autoresponsabilità, secondo cui l’utente deve sempre comportarsi in maniera cauta per evitare danni che siano mediamente (ragionevolmente) percepibili.

Altresì, và anche valutata la natura e la pericolosità della cosa, sicché tanto meno essa è intrinsecamente pericolosa, quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle normali cautele da parte dell’utente.

Ebbene, la dinamica del sinistro integra gli estremi della responsabilità per cose in custodia in capo alla convenuta.

Sui gradini di accesso alla metropolitana, l’attrice, non potendo utilizzare il corrimano, perché non installato nella parte centrale della scalinata, ed in presenza di acqua residua mista a fanghiglia che ricopriva tutto lo spazio di un gradino, scivolava rovinosamente.

La presenza di acqua residua e fango, è un evento prevedibile che può essere eliminato con la ordinaria manutenzione delle scale, che in tale circostanza è mancata.

Venendo alla liquidazione dei danni, la CTU medico-legale ha accertato un danno biologico in termini del 9%, oltre ITT di giorni 6, oltre I.T.P. di 28 al 75% e 30 giorni al 50% 30 al 25%.

Ai fini della liquidazione vengono applicate le tabelle del Tribunale di Milano, addivenendosi all’importo di euro 26.377,50, che viene personalizzato sino ad euro 30.000,00 tenuto conto della pratica frequente dell’attrice come indossatrice/modella.

Le spese, seguono la soccombenza e vengono liquidate in euro 6.000,00, oltre spese e accessori di legge.

§§

Non si ritiene corretta la personalizzazione del danno operata dal Tribunale che si limita a motivare “tenuto conto della pratica frequente dell’attrice come indossatrice/modella.”

Avrebbero dovuto essere indicate le ragioni specifiche secondo cui il danno biologico patito abbia negativamente influenzato la “pratica” (così viene definita) di indossatrice/modella.

Avv. Emanuela Foligno

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