La sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel processo civile di risarcimento del danno quanto all’accertamento della sussistenza del fatto e della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso (Tribunale di Sassari, Sentenza n. 836/2021 del 26/07/2021 RG n. 4051/2018)

Con ricorso ex art. 702 bis cpc, gli eredi della paziente deceduta citano a giudizio l’Azienda Territoriale Sanitaria e il Medico premettendo che con sentenza penale del Tribunale di Nuoro, passata in giudicato, il Medico era stato riconosciuto responsabile del decesso della congiunta, avendo omesso, nella sua qualità di medico di guardia, di accertare le gravi condizioni di salute della donna e di richiedere l’immediato ricovero in Ospedale ove potevano potevano essere apprestate tutte le cure del caso, e che detta sentenza penale prevedeva a favore dei congiunti una provvisionale di euro 24.000,00 per ciascuno.

Gli attori sostengono la pacifica la responsabilità del Medico, facendo stato nei suoi riguardi la sentenza penale di condanna, e che debba essere presa in considerazione anche, sotto il profilo della responsabilità, l’ATS Sardegna, quale struttura generale ove viene esercitato il servizio di guardia medica.

Si costituisce l’ATS contestando la domanda e i motivi posti a suo fondamento, in particolare evidenziando di essere del tutto estranea agli effetti della sentenza penale emessa nei confronti del Medico in quanto non aveva mai partecipato al giudizio penale e non aveva, per tale motivo, neppure avuto la possibilità di contraddire al momento dell’acquisizione delle prove.

Stante la complessità della materia e la necessità di acquisire prove viene mutato il rito e la causa viene istruita con produzioni documentali, CTU e prova testimoniale.

La domanda proposta dalle attrice pone il problema degli effetti del giudicato penale nel giudizio civile di risarcimento del danno, con la specificità, che le parti convenute davanti al giudice civile sono diverse da quelle coinvolte nel giudizio penale e che nel giudizio penale vi è stata l’assegnazione di una provvisionale non connotata in relazione ai diritti ritenuti lesi dalla colpevole condotta Medico.

Ai sensi dell’art. 651 cpp, la sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel processo civile di risarcimento del danno quanto all’accertamento della sussistenza del fatto e della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, con esclusione della colpevolezza, il cui esame è autonomamente demandato al giudice civile.

Tuttavia, la sentenza non è vincolante con riferimento alle valutazioni e qualificazioni giuridiche attinenti agli effetti civili della pronuncia, quali sono quelle che riguardano l’individuazione delle conseguenze dannose che possono dare luogo a fattispecie di danno risarcibile.

Inoltre, il responsabile civile che non sia stato citato, o non sia intervenuto nel processo penale, non può subire alcun pregiudizio giuridico dalla sentenza penale di condanna del soggetto del cui illecito egli debba rispondere in sede civile, sicché, nei suoi confronti, gli accertamenti di fatto compiuti dal giudice penale possono essere autonomamente valutati in sede civile.

Per quanto riguarda la concessione di una provvisionale in favore della parte civile, la sentenza penale su detto punto ha effetto vincolante per il Giudice civile in ordine alla “declaratoria iuris” di generica condanna al risarcimento ed alle restituzioni, mentre resta nella disponibilità del Giudice civile l’accertamento della esistenza e della entità delle conseguenze pregiudizievoli derivate dal fatto individuato come potenzialmente dannoso e del nesso di derivazione causale tra questo e i pregiudizi lamentati dai danneggiati.

Ciò posto, solamente le attrici e il Medico hanno partecipato al procedimento penale, mentre è rimasta del tutto estranea l’ATS.

Conseguentemente, non opera il giudicato penale nei confronti dei soggetti estranei al procedimento penale.

Il Servizio di Continuità Assistenziale, nel nostro sistema sanitario pubblico, è preordinato a garantire, in situazioni urgenti, l’assistenza medica di base e gratuita a domicilio. Così prevede il D.P.R. n. 41 del 1991, all’ art. 13 “il medico che effettua il servi zio di guardia in forma attiva deve presentarsi. ..presso la sede assegnatagli e rimanere a disposizione.., per effettuare gli interventi domiciliari o a livello territoriale che gli saranno richiesti.. .Durante il turno di guardia il medico è tenuto ad effettuare al più presto tutti gli interventi che gli siano richiesti direttamente dall’utente…”.

Ciò comporta che la tradizionale prestazione medica viene sostituita con un servizio più articolato con capacità di erogazione nell’ambito di un’organizza zione complessa e il diritto alla salute si esercita nei confronti di una struttura pubblica che garantisce l’erogazione della prestazione mediante un regime articolato di responsabilità sussidiarie. Il medico di continuità assistenziale opera specifica mente in un quadro di riferimenti, sussidi tecnici e logistici (come quelli dell’emergenza), integrazioni e sostituzioni con il S.S.N. che gli consentono di circoscrivere la responsabilità in un rapporto stabile con un’organizzazione complessa e articolata.

In questa prospettiva la ritenuta contrattualizzazione della responsabilità del medico del servizio di continuità nei confronti dell’assistito, derivante, secondo la costruzione giurisprudenziale , da contatto sociale, è la conseguenza del sistema di assistenza medica delineato dal legislatore, sempre più incentrato sulla responsabilità organizzativa del S.S.N. Il rapporto che si instaura tra cittadino e S.S.N. è un rapporto contrattuale che riqualifica la singola prestazione erogata e la riconduce a un più complesso rapporto assistenziale, facendo emergere la responsabilità primaria e diretta dell’istituzione.

Quindi, l’ATS risponde ex art. 1228 cc dei fatti commessi dai medici del servizio di continuità assistenziale e, nel caso concreto, l’ATS convenuta deve rispondere del fatto commesso dal Medico, fatto quest’ultimo già definito sotto il profilo della accertata responsabilità dal Giudice Penale e quindi divenuto indiscutibile nel presente giudizio.

Ad ogni modo, la acclarata responsabilità del Medico in sede penale per il decesso della paziente, è stata riconfermata dalla espletata CTU Medico-legale svolta in giudizio.

Pertanto, l’ATS deve ritenersi responsabile dell’evento ai sensi dell’art. 1228 c, con conseguente obbligo del risarcimento del danno.

Le attrici invocano sia il danno iure hereditatis, sia il danno iure proprio derivato dalla perdita parentale anche quali eredi del padre nel frattempo deceduto.

La domanda attorea si riferisce al danno catastrofale, ovverosia alla lucida consapevolezza della paziente che a causa delle sue condizioni, derivanti dalla mancata cura, stesse per morire.

Tuttavia, non è stata fornita alcuna prova al riguardo, neppure presuntiva. In ogni caso, la invocata posta non sarebbe comunque liquidabile, attesa la brevità dell’arco temporale tra il momento nel quale la paziente è stata visitata -con errata diagnosi- e l’avvenuto decesso, durata ricompresa nell ‘arco di 12 ore circa.

Fondata, invece, la domanda di perdita del rapporto parentale che spetta iure proprio ai congiunti per la lesione della relazione parentale che li legava alla defunta e che è risarcibile in presenza di prova puntuale e precisa della effettività e intensità di tale relazione.

Per il coniuge viene liquidato a tale titolo l’importo di euro 150.000,00, per ciascuno dei figli l’importo di euro 170.000,00.

L’ATS viene anche condannata al pagamento delle spese di giudizio liquidate in complessivi euro 27.804,00.

Avv. Emanuela Foligno

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