L’Amministrazione comunale è tenuta quantomeno, nel rispetto del principio di proporzionalità, all’individuazione di spazi idonei riservati

Le amministrazioni comunali devono sempre prevedere zone riservate ai cani sulle proprie spiagge. Il divieto generalizzato di portare i cani in spiaggia, infatti, è illegittimo. Lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana pronunciandosi lo scorso luglio (sentenza n. 1276/2016) sul ricorso presentato da un’associazione animalista contro un’ordinanza comunale che vietava ai conduttori di animali “di poter accedere alle spiagge durante la stagione balneare per l’intera giornata (dalle ore 08.00 alle ore 20.00)”.
L’associazione lamentava, in particolare, la violazione della legge regionale n. 59/2009, che, all’articolo 19 stabilisce che “ai cani accompagnati dal proprietario o da altro detentore è consentito l’accesso a tutte le aree pubbliche e di uso pubblico, compresi i giardini, i parchi e le spiagge; in tali luoghi, è obbligatorio l’uso del guinzaglio e della museruola qualora previsto dalle norme statali”. L’articolo 20 della medesima legge dispone inoltre che “i comuni possono, nell’ambito di giardini, parchi, spiagge ed altre aree destinate a verde pubblico, individuare, mediante appositi cartelli e delimitazioni, spazi destinati ai cani, dotati anche delle opportune attrezzature”.
Secondo l’Associazione l’ordinanza avrebbe violato anche il principio di proporzionalità poiché “l’autorità comunale avrebbe dovuto individuare le misure comportamentali ritenute più adeguate, piuttosto che imporre un divieto assoluto di accesso alle spiagge, il quale incide anche sulla libertà dei proprietari dei cani”.
Il T.A.R. ha effettivamente ritenuto fondato il ricorso accogliendo le argomentazioni proposte dalla ricorrente. Il giudice amministrativo ha convenuto che deve ritenersi illegittimo il divieto generalizzato di accesso degli animali sulle spiagge, quanto meno laddove il provvedimento che lo impone non preveda contestualmente l’individuazione di idonei spazi riservati.
Il Tribunale ha inoltre confermato la violazione del principio di proporzionalità, “che impone alla pubblica amministrazione di optare, tra più possibili scelte ugualmente idonee al raggiungimento del pubblico interesse, per quella meno gravosa per i destinatari incisi dal provvedimento, onde evitare agli stessi ‘inutili’ sacrifici”. La scelta di vietare l’ingresso agli animali sulle spiagge destinate alla libera balneazione, nello specifico, “risulta irragionevole ed illogica, oltre che irrazionale e sproporzionata”; l’amministrazione avrebbe dovuto valutare la possibilità di perseguire le finalità pubbliche del decoro, dell’igiene e della sicurezza mediante regole alternative al divieto assoluto di frequentazione delle spiagge, “ad esempio valutando se limitare l’accesso in determinati orari, o individuare aree adibite anche all’accesso degli animali, con l’individuazione delle aree viceversa interdette al loro accesso”.
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