Uno studio che applica metodologie innovative dimostra, numeri alla mano, quanto le associazioni ambientaliste sostenevano da tempo: la centrale a carbone di Cerano, in provincia di Brindisi è pericolosa. Di più: secondo lo studio sarebbero da imputare all’impianto fino a 44 decessi l’anno nella zona di Brindisi,Taranto e Lecce.
È tutto scritto nell’articolo “Secondary particulate matter originating from an industrial source and its impact on population health” [Impatto sulla salute della popolazione del particolato secondario originato da una sorgente industriale] a firma della ricercatrice Cristina Mangia e dei ricercatori Marco Cervino ed Emilio Gianicolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
È preso in esame l’impatto del particolato primario e secondario e tralascia altri inquinanti e microinquinanti presenti in aria e ad eventuali contaminazioni di suolo, acqua ed alimenti. Allo scopo, si è fatto ricorso ad un modello di dispersione (Calpuff), già in uso dall’Agenzia americana di protezione dell’ambiente (EPA) ed utilizzato in precedenti lavori scientifici. Sono stati ipotizzati due differenti meccanismi di trasformazione chimica e diverse concentrazioni delle sostanze che, interagendo con i composti dell’azoto e dello zolfo, danno origine al particolato secondario. Infine, è stata analizzata la meteorologia dell’area in esame, analisi quest’ultima cruciale in studi di questo genere. I dati sugli inquinanti emessi sono quelli dichiarati dall’azienda. E per considerare i danni sanitari ai cittadini sono stati considerati il numero dei decessi, per tutte le cause, attribuibili a tale esposizione o, detto in altri termini, il numero dei decessi che si sarebbero evitati se questa esposizione non ci fosse stata.
La centrale Enel presa in esame ha una potenza elettrica di 2.640 MW ed è alimentata annualmente con circa 6 milioni di tonnellate di polvere di carbone. La centrale è entrata in funzione nei primi anni ’90. Come anno di studio è stato considerato il 2006, anno intermedio del periodo totale di funzionamento.
Intorno alla centrale gravita un’area che include 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto per circa 1 milione e 200 mila persone residenti.
Secondo quanto hanno appurato gli scienziati, le zone a sud-est della centrale sono, in media in un anno, quelle più esposte alle emissioni della centrale. Se si considera solo il particolato primario, sono 4 i decessi che si stima sarebbero stati evitati annualmente se non vi fosse stata esposizione. Questo numero varia da 1 a 7 se si tiene conto dell’incertezza statistica associata al coefficiente di rischio adottato. Quando si considera il particolato secondario, il numero stimato dei decessi attribuibili aumenta fino a 28. Tale numero varia da un minimo di 7 ad un massimo di 44 a seconda dei diversi meccanismi chimici ipotizzati, delle concentrazioni assunte per ozono e ammoniaca, e dell’intervallo di confidenza per il coefficiente di rischio adottato.
Secondo fonti giudiziarie, la procura di Brindisi avrebbe acquisito lo studio.



