Di fronte a un evento avverso imprevedibile e inevitabile, come un’embolia adiposa a seguito di un intervento di chirurgia estetica come la liposuzione, viene meno il nesso di causalità tra la condotta dei sanitari e il decesso del paziente. Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, respingendo le richieste risarcitorie dei familiari della vittima (Corte di Cassazione, III civile, sentenza 6 maggio 2026, n. 13075).
Il fatto storico
La tragica vicenda ha origine nel 2008, quando un paziente si sottopone a un duplice intervento di chirurgia estetica — liposuzione e blefaroplastica — presso una clinica. Durante l’operazione, il paziente entra in stato di coma vegetativo, per poi decedere successivamente.
I familiari avviano così una complessa battaglia legale contro la clinica, il chirurgo e l’anestesista, sostenendo che il coma fosse derivato da una profonda e scorretta sedazione (ipossia farmacoindotta)…





