Se il coniuge è violento l’addebito della separazione deve essere posto a suo carico anche se l’altro coniuge non rispetta i doveri coniugali

Gli atti di violenza esonerano il giudice, ai fini della dichiarazione di separazione, da qualsiasi altra valutazione o comparazione tra il comportamento violento di un coniuge da una parte, e la violazione dei doveri coniugali dall’altra.

Il caso

Il Tribunale di Trani in prima istanza, aveva respinto la domanda di una donna di addebitare la causa della separazione al suo ex compagno perché violento e dispotico.

La stessa domanda fu riproposta e ancora una volta, respinta dai giudici della Corte d’Appello di Bari. Questi avevano ritenuto, infatti, che il comportamento violento del marito non avesse avuto alcuna efficacia causale sulla rottura del rapporto; posto che la fine della relazione era già avvenuta prima, da quando la donna aveva smesso di ottemperare ai suoi doveri coniugali così, contribuendo significativamente all’intollerabilità della convivenza.

Una sentenza, questa dei giudici pugliesi, che lascia un po’ l’amaro in bocca, offrendo al tempo stesso, ampi margini di riflessione.

Come è possibile mettere sulla stessa bilancia, facendo anzi prevalere l’uno sull’altro, due fatti che, a ben vedere, hanno a che fare con beni della vita completamente differenti?

Da una parte la violazione dei doveri coniugali della donna, incidente sulla conservazione del vincolo matrimoniale; dall’altra, la condotta violenta e intimidatoria del marito, incidente invece sul bene della vita e dell’integrità psico-fisica.

Ebbene, la vicenda è stata portata al vaglio dei giudici Supremi della Cassazione che con la loro pronuncia (Cass. ordinanza n. 31901/2018) hanno, chiaramente, raddrizzato il tiro.

Il ricorso della donna è stato accolto e, la sentenza impugnata, annullata con rinvio.

Il giudizio della Cassazione

In applicazione dei principi fondanti il nostro ordinamento, “la Corte d’appello, avrebbe dovuto tener conto della regola secondo cui le reiterate violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge all’altro, costituiscono violazioni talmente gravi de doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti la intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore di esse”.

Tali fatti esonerano il giudice, ai fini della dichiarazione di separazione, da qualsiasi altra valutazione o comparazione tra il comportamento violento di un coniuge da una parte e la violazione dei doveri coniugali dall’altra. Posto che trattasi di atti che per la loro estrema gravità,” sono comparabili solo con comportamenti omogenei” (Cass. n. 3925/18; n. 7388/17; n. 4333/16)

Invero, la Corte d’Appello ha omesso di considerare l’efficacia causale della condotta violenza del marito sulla crisi coniugale, effettuando un’erronea comparazione tra la condotta attribuita alla ricorrente e quella ascritta al marito.

Ragion per cui la sentenza non merita di essere confermata.

 

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