Le clausole del contratto di assicurazione devono essere interpretate secondo le disposizioni di legge e tenendo conto della buona fede delle parti

La Corte di Cassazione (sez. III Civile, Ordinanza n. 3367 del 12 febbraio 2020), ha affermato che: “Le clausole del contratto di assicurazione devono essere interpretate alla luce delle disposizioni di cui agli artt. 1366, 1367, 1369 e 1370 c.c. tenendo dunque conto della buona fede delle parti e della necessità di fornire alla polizza un’interpretazione che non la privi di senso effettivo, in coerenza con la natura e l’oggetto del contratto”.

Il Tribunale di Taranto accoglieva la domanda proposta da una Società nei confronti della propria Compagnia assicurativa per il pagamento dell’indennizzo dovuto in base ad una polizza assicurativa contro i danni alle merci.

La Compagnia d’Assicurazione impugna dinnanzi alla Corte d’Appello di Lecce lamentando che la polizza danni garantisce esclusivamente la rottura o l’apertura accidentale dei contenitori di stoccaggio dei vini.

La Corte d’Appello di Lecce riforma completamente la sentenza di primo grado e dà ragione all’Assicurazione.

La Società, che aveva subito ingenti danni alle merci per atto vandalico, ricorreva in Cassazione contestando l’errata applicazione delle garanzie contrattuali da parte derl Giudice di merito.

La polizza danni della società prevedeva la copertura di garanzia, anche per danni derivanti da sabotaggio, terrorismo e atti vandalici.

Nello specifico la società subiva la vandalizzazione dei serbatori di raccolta del vino con conseguente fuoriuscita del liquido.

La Corte d’Appello pugliese negava il diritto all’indennizzo in quanto considerava la dispersione del vino danno diretto dell’imprenditore e non danno della merce assicurata.

Gli Ermellini ritengono errate le considerazioni della Corte territoriale.

Allo scopo viene analizzato il contratto assicurativo e l’oggetto sociale della danneggiata.

Il contratto assicurativo intercorrente tra le parti prevede la garanzia della copertura dei danni subiti dalla merce aziendale e, per tale ragione, devono essere ricompresi tutti i beni aziendali anche se non posizionati fisicamente all’interno delle cantine.

E’ evidente, sottolinea la Corte, che essendo stata assicurata la merce aziendale di una cantina, la cui attività è la commercializzazione di vino, la società ha inteso assicurare proprio il vino quale principale merce aziendale.

Per tali ragioni sono state effettivamente violate le disposizioni di cui agli artt. 1366, 1367, 1369 e 1370 c.c., come lamentato dai ricorrenti, poichè la Corte d’Appello non ha tenuto in considerazione che “sia secondo buona fede, sia per fornire alla polizza un’interpretazione che non la privasse di senso effettivo e che fosse coerente con la natura e l’oggetto del contratto”, sarebbe stato necessario ammettere che la copertura riguardasse il vino come merce aziendale assicurata e che la copertura per i guasti o la rottura accidentale dei contenitori in cui il vino stesso era conservato comprendesse anche gli atti vandalici di manomissione.

Per questi motivi, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Lecce in diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

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