Una pronuncia del Giudice di Pace che contrasta con la consolidata giurisprudenza di legittimità riguardo le spese straordinarie dei figli

La vicenda trae origine dal rifiuto del padre di rimborsare la propria parte delle spese straordinarie effettuate dalla ex moglie senza consultarlo.

La donna ottiene un decreto ingiuntivo per il mancato versamento da parte del padre della quota-parte delle spese straordinarie.

Il decreto ingiuntivo viene opposto dal padre dinnanzi al Giudice di Pace, la donna si costituisce in giudizio eccependo l’orientamento della Suprema Corte.

Il Giudice di Pace di Casoria (sentenza n. 1439 del 15 giugno 2020) preliminarmente osserva che ai sensi dell’art. 2909 c.c. il contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi in presenza di una specifica disposizione del tribunale – come nel caso di specie – ad essa occorre fare riferimento, a prescindere dal generico orientamento della Suprema Corte.

L’accordo tra le parti prevedeva che il padre contribuisse in misura del 50%, alle spese mediche non coperte da SSN, spese scolastiche, sportive e ludiche, da concordarsi preventivamente.

La donna ha dichiarato di avere  sostenuto spese per la figlia inerenti l’acquisto di occhiali da vista e cure dermatologiche e odontoiatriche, ma il padre avrebbe avuto il diritto di conoscere le patologie che necessitavano delle prestazioni, di esprimere il suo parere sulla scelta del Medico e della Struttura sanitaria.

Ed ancora, avrebbe avuto il diritto di chiedere una posticipazione delle prestazioni per difficoltà economiche.

Invero, il padre è stato escluso dalla conoscenza dei fatti e poi esautorato da ogni funzione decisionale e ciò comporta la perdita del diritto al rimborso.

Il Giudice analizza le pronunzie della Suprema Corte del 2015 e del 2017 e osserva che “Le disposizioni dei Tribunali, quindi, non solo sono vincolanti, ma si caratterizzano anche per essere armoniche con l’attuale normativa e discostarsi da esse, nei termini indicati dalla Suprema Corte, realizzerebbe una interpretatio abrogans, riproducendo, nei fatti, l’antico schema, che a partire dalla riforma della Legge 54/2006 si è inteso superare, dei genitori isolati anziché dialoganti e cooperanti, poiché caratterizzato da un decidente e da un mero pagante.”.

Al momento si intendono spese straordinarie quelle “non comprese nell’assegno di mantenimento” e la concertazione prevista dall’art. 337 ter c.c. ha la finalità di coinvolgere entrambe le figure genitoriali nella vita dei figli su questioni di maggiore interesse relative all’istruzione, all’educazione, alla salute.

La concertazione, dunque, è l’espressione del principio alla bigenitorialità, a maggior ragione nel caso esaminato ove viene richiamata espressamente dalla Sentenza di separazione.

E, continua il Giudice, tale regime richiede una forte responsabilizzazione dei genitori poiché nel caso di mancato accorso o  nel caso in cui vi siano divergenze sul carattere necessario, oppure no, della spesa straordinaria, o quando non si realizza la specifica concertazione, uno dei due genitori si troverà costretto a rivolgersi al Tribunale onde ottenere la migliore tutela per i figli.

L’affido condiviso non può tradursi nel potere di un genitore di paralizzare o ostacolare le iniziative dell’altro, il dissenso, l’ostruzionismo, potrà e dovrà essere valutato negativamente.

Per le ragioni anzidette, e atteso il mancato accordo sulle spese straordinarie, accoglie l’atto di opposizione e revoca il decreto ingiuntivo.

Avv. Emanuela Foligno

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