Cumulo giuridico e affidamento al servizio sociale: la questione rimessa alle Sezioni Unite (Cass. pen., sez. I, dep. 30 giugno 2022, n. 25005) .

Sul cumulo giuridico, ai fini dello scioglimento dello stesso, come deve essere considerata la pena relativa al reato ostativo? La prima Sezione penale della Cassazione rimette alle Sezioni Unite.

L’ordinanza di rimessione qui a commento riguarda il seguente contrasto giurisprudenziale: “se in presenza di un provvedimento di unificazione di pene concorrenti che comprenda anche una condanna per reato ostativo alla concessione dei benefici penitenziari, ai fini dello scioglimento del cumulo, la pena relativa al reato ostativo vada considerata nelle sua entità originaria senza operare alcuna riduzione, ovvero se, nella predetta circostanza, il giudice debba individuare il titolo di reato effettivamente in espiazione”.

Il Tribunale di Sorveglianza di L’Aquila dichiarava inammissibile la domanda proposta dal difensore dell’imputato volta alla concessione del benefico penitenziario dell’affidamento in prova al servizio sociale relativamente alla pena residua di cui al provvedimento di cumulo giuridico emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria.

Il Tribunale, si allineava all’orientamento giurisprudenziale secondo il quale “in presenza di istituti che per la loro applicabilità richiedono lo scioglimento del cumulo giuridico con il quale, facendo applicazione dell’art. 78 c.p. la pena è stata determinata nel massimo previsto dalla legge in anni 30 di reclusione, i titoli di condanna e le relative pene devono essere considerati separatamente.”

Avverso detta ordinanza proponeva ricorso per Cassazione l’imputato.

In sintesi l’imputato lamenta: violazione dell’art.606 lett. b), c), e) c.p.p. in relazione all’art. 78 c.p., sulla scorta dell’orientamento secondo cui in presenza di un provvedimento di unificazione di pene (cumulo giuridico) che comprenda anche una condanna per reato ostativo alla concessione dei benefici penitenziari, il Tribunale avrebbe dovuto individuare il titolo di reato effettivamente in espiazione; omessa considerazione del provvedimento di scissione del cumulo giuridico con il sistema della riduzione proporzionale emesso dal Magistrato di Sorveglianza di Cagliari.

La vicenda riguarda un contrasto giurisprudenziale che vede contrapposti due orientamenti: il primo afferma il principio di diritto che «in presenza di provvedimento di unificazione di pene concorrenti che comprenda anche una condanna per reato ostativo alla concessione dei benefici penitenziari, ai fini dello scioglimento del cumulo la pena relativa al reato ostativo va considerata nella sua entità originaria» senza tener conto dell’applicazione del criterio di cui all’art. 78 c.p. ».

Il secondo, che è quello sostenuto dall’imputato, afferma che «in presenza di un provvedimento di unificazione di pene temporanee concorrenti, che comprenda anche una condanna per reato ostativo alla concessione di benefici penitenziari, ai fini dello scioglimento del cumulo è necessario individuare il titolo di reato effettivamente in espiazione, valutando attraverso un’operazione algebrica in che proporzione abbia inciso sulla pena complessiva risultante dal cumulo materiale il criterio di cui all’art. 78 c.p., così da applicare la percentuale ottenuta su ciascun reato imputando la frazione già espiata all’esecuzione dei reati ostativi».

La Sezione penale della Suprema Corte, preso atto dei due orientamenti contrastanti, ritiene che si potrebbero verificare pronunzie di merito contrastanti e rimette la questione al vaglio delle Sezioni Unite.

Avv. Emanuela Foligno

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