Il curatore speciale, essendo anche avvocato, poteva – inoltre – stare in giudizio senza il ministero di un altro difensore ai sensi dell’art. 86 c.p.c. potendo cumulare le due qualifiche, senza che occorresse il formale conferimento – a sé stesso – della procura alle liti

L’azione era stata proposta dal curatore speciale, nonché difensore di una minorenne in relazione alla domanda di liquidazione del compenso per l’attività da lui svolta in favore della stessa, nel procedimento ex art. 336 c.c. (Procedimento a tutela dei minori) instaurato dinanzi al tribunale per i Minorenni di Bari.

All’esito del giudizio gli era stato negato il diritto al compenso per l’attività svolta, sul presupposto che egli «aveva rivestito l’incarico gratuito di curatore speciale della minore e che, pur potendo esercitare il patrocinio, non aveva provveduto al deposito della procura e alla costituzione in giudizio ai sensi degli artt. 165 e 167 c.p.c.».

Il ricorso per Cassazione

I giudici della Cassazione, investiti della vicenda, in oggetto hanno affermato che la nomina a curatore del minore era obbligatoria (con onere a carico dello Stato) ai sensi dell’art. 336 c.c., comma 4, introdotto dalla L. n. 149 del 2001, essendo il minore parte del giudizio (cfr., art. 12, Convenzione sui diritti del fanciullo, stipulata a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con L. n. 176 del 1991), con tutte le conseguenti implicazioni quanto alla garanzia della difesa tecnica (Cass. 5256/2018; Corte cost. 1/2002, par. 9).

Senonché, il curatore, essendo avvocato, poteva – inoltre – stare in giudizio senza il ministero di altro difensore ai sensi dell’art. 86 c.p.c., potendo cumulare le due qualifiche (da considerare, comunque distinte: cfr., Cass. 14216/2010; Cass. 12416/2010), senza che occorresse il formale conferimento – a sé stesso – della procura alle liti (Cass. 12348/2002; Cass. 8738/2001; Cass. 2608/1964; Cass. 2489/1962).

Il compenso per le attività di difesa non poteva – quindi – essere negato a causa del mancato deposito della procura, né per il fatto che non erano state osservate le formalità di costituzione di cui agli artt. 165 e 166 c.p.c., essendo il procedimento sottoposto alle forme semplificate del rito camerale.

Il Tribunale, avendo dato atto che il ricorrente aveva depositato “atti processuali nei quali si indica come curatore speciale e difensore della minore” avrebbe dovuto tener conto delle attività svolte (eventualmente anche solo per l’assistenza in giudizio) e liquidare il compenso in base alle suddette risultanze processuali.

 

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