Respinto il ricorso di un automobilista che chiedeva il ristoro dei danni alla vettura per la mancanza di idonea segnaletica che indicasse il pericolo insito nella conformazione della strada

Si era visto rigettare in sede di merito la domanda volta ad ottenere il risarcimento da parte del Comune dei danni alla vettura determinati “dall’intenso sforzo in retromarcia compiuto transitando lungo una strada stretta e ripida del centro storico”, nella quale si era immesso, diretto ad un ristorante della zona, “non essendo segnalato il pericolo insito nella conformazione della strada, né l’impossibilità, da parte di un veicolo omologato e di normali dimensioni, di percorrerla per intero”.

Il Tribunale, pronunciandosi in sede di appello, ha ritenuto che l’evento fosse imputabile a fatto e colpa dello stesso danneggiato e configurasse pertanto caso fortuito idoneo a rappresentare unica causa del sinistro. Ciò in quanto “come emerge dalla documentazione fotografica … e dalla stessa narrazione dei fatti dell’appellante, lo stato di fatto dei luoghi appariva e non poteva non apparire perfettamente e chiaramente visibile (le caratteristiche della stradina medioevale in questione, quanto ad angustia, ripidità e presenza di curve a gomito non sono l’effetto di improvvisi sommovimenti o spostamenti del sedime stradale, ma sono le stesse caratteristiche proprie di quei luoghi da secoli …) e certamente incombeva all’utente della strada l’adozione delle normali cautele che gli avrebbero consentito di superare ogni eventuale situazione di pericolo, creata dall’imprudenza del conducente”.

Nell’impugnare la pronuncia di secondo grado davanti alla Suprema Corte l’automobilista eccepiva, tra gli altri motivi, di aver formulato nell’atto di citazione in appello “istanza di ammissione di nuovi documenti, in particolare nuove fotografie sullo stato attuale dei luoghi”, in quanto, recatosi sui luoghi del sinistro dopo la definizione del giudizio di primo grado, aveva preso atto e documentato con fotografie il fatto che il Comune avesse nel frattempo apposto, all’inizio della via in questione, la segnaletica stradale di divieto di transito ai veicoli larghi più di 1,80 m.

Lamentava quindi che, pur essendo stata tale istanza ritualmente formulata e verbalizzata in prima udienza e ribadita nelle conclusioni, di essa non risultava fatta alcuna menzione in sentenza, né il Tribunale si era in alcun modo pronunciato sull’esistenza e sul valore probatorio dei documenti.

Il ricorrente, inoltre, lamentava che il Tribunale avesse esaminato la questione oggetto di doglianza – ossia l’omessa colposa segnaletica circa uno stato di fatto del tutto imprevedibile ed inaspettato, integrante, a suo avviso, insidia o trabocchetto – “ma aveva escluso la sussistenza di un’insidia o di un trabocchetto, caratterizzata sotto il profilo oggettivo dalla non visibilità e sotto quello soggettivo dalla non prevedibilità”, pretermettendo totalmente di considerare che, in realtà, e per lo stesso Comune, ”quella strada non era (al momento dei fatti) e non è oggi praticabile; anzi lo stesso Comune ne vieta (oggi) l’accesso”. Ciò, per l’appunto, per non aver preso in considerazione la successiva apposizione sui luoghi di segnaletica di divieto di transito per veicoli di dimensioni eccedenti la larghezza di 1,80 m.

L’impugnante contestava, quindi, come errata ed apodittica l’affermazione conclusiva contenuta in sentenza secondo cui “l’apposizione della segnaletica risulta addirittura superflua e la sua mancanza non riveste contributo causale di sorta al verificarsi dell’allegato evento lesivo”, osservando che, al contrario, l’essere stata tale segnaletica successivamente apposta dimostrava l’importanza ad essa assegnata dallo steso ente.

La Cassazione, tuttavia, con l’ordinanza n. 19116/2020 ha ritenuto di non aderire alle doglianze dell’automobilista respingendo il ricorso.

In realtà – evidenziano gli Ermellini – “come si evince dalla stessa illustrazione del motivo, la sentenza impugnata prende in esame l’assunto difensivo e lo giudica infondato per ragioni che espressamente escludono la rilevanza della assenza di segnaletica al momento del fatto (e, per implicito, dunque, anche della sua successiva apposizione)”.

La sentenza impugnata riportava espressamente che la carenza di segnaletica posta a base della domanda del ricorrente non sussisteva, posto che la ristrettezza della carreggiata della via appariva da subito evidente per gli utenti che intendano immettervisi, come pure erano evidenti l’andamento in discesa della strada, le strettoie e le curve a gomito. Di conseguenza, l’apposizione della segnaletica risultava addirittura superflua e la sua mancanza non rivestiva contributo causale di sorta al verificarsi dell’allegato evento lesivo comportante danni alla vettura del ricorrente.

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