La responsabilità dell’insegnante di cui all’art. 2052 c.c. trova applicazione limitatamente ai casi in cui l’allievo cagioni ad altri un danno ingiusto, non anche nell’ipotesi in cui quest’ultimo procuri a se stesso una lesione

La vicenda

I genitori di una minore avevano convenuto in giudizio innanzi al Tribunale civile di Napoli il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, nonché la Scuola Media Statale frequentata dalla loro figlia, al fine di sentirli condannare al risarcimento del danno sofferto da quest’ultima a causa di un infortunio accaduto, per effetto di una caduta verificatasi mentre giocava a pallone nello spazio antistante l’edificio scolastico.

Istruita la causa con prova orale e CTU medico legale, il Tribunale adito rigettava la domanda condannando gli attori, nella loro qualità, alla rifusione delle spese di lite in favore dei convenuti.

Con atto di appello proposto dalla stessa danneggiata, nel frattempo divenuta maggiorenne, quest’ultima chiedeva la riforma della sentenza impugnata, denunciando la violazione degli art. 112, 113 e 116 c.p.c. per omessa ed errata valutazione delle prove, nonché per errata motivazione.

Superate le eccezioni preliminari, la Corte d’Appello di Napoli ha dichiarato la domanda infondata nel merito (Corte d’Appello di Napoli, Ottava Sezione, n. 677/2020).

Nella narrazione dei fatti, gli attori non avevano in alcun modo richiamato o anche solo allegato alcun inadempimento riconducibile agli obblighi convenzionali da contatto sociale che disciplinano la erogazione del servizio di istruzione ed assistenza in favore degli allievi affidati all’istituto scolastico, né avevano indicato in concreto il contenuto dell’obbligo di vigilanza asseritamente violato. Invero, l’addebito di una generica violazione dell’obbligo di vigilanza da parte dei docenti impiegati in un istituto scolastico ben può integrare tanto la responsabilità contrattuale che quella aquiliana del convenuto.

Nel caso in esame gli attori avevano, tuttavia, invocato una generica colpa dell’istituto scolastico per non aver “previsto e posto in essere tutte le opportune cautele per evitare il danno”.

E’ noto, infatti, che la sussistenza della responsabilità dei precettori delineata dall’art. 2048 c.c. è influenzata da due requisiti: che si tratti di un “danno da illecito” e che esso sia procurato “da” un minore affidato ad un insegnante.

Questo in quanto la responsabilità indiretta prevista dall’art. 2048 c.c. a carico dei genitori, dei tutori e dei precettori per i danni cagionati dai figli minori, dalle persone soggette alla tutela o dagli allievi non si estende a qualsiasi evento pregiudizievole subito dall’alunno o derivante dal comportamento di un minore affidato ad un insegnante; la norma in esame, precisando che il fatto dannoso deve essere qualificabile come illecito, presuppone infatti la natura dolosa o colposa della condotta del figlio, dell’incapace o dell’allievo, con la conseguenza che, qualora nessun addebito possa essere ascritto agli stessi, per il verificarsi di un caso fortuito, deve escludersi anche la responsabilità del genitore, del tutore o dell’insegnante.

Essa, comunque, trova applicazione limitatamente ai casi in cui l’incapace cagioni ad altri un danno ingiusto, non anche nell’ipotesi, qui in esame, in cui quest’ultimo procuri a se stesso una lesione. Ciò in quanto la prova liberatoria di cui alla disposizione suddetta, nella sua inequivoca formulazione, va opposta al terzo danneggiato, non già all’incapace che si sia autoprocurato un pregiudizio (Cass. 26.6.2001 n. 8740 e Cass. SS.UU. 27.6.02 n. 9346).

La decisione

Concludendo, nel caso in esame, gli attori avevano dedotto una generica culpa in vigilando durante l’interscuola, ma dal materiale probatorio in atti era emerso che l’allieva fosse inciampata e caduta superando un muretto di circa 20 cm sito nei pressi.

Dalla dinamica del sinistro, così come descritto dai testi, dunque si evinceva che la giovane si fosse autopricurata il danno; circostanza di per sé sufficiente ad interrompere il nesso causale sia qualificando la responsabilità in termini contrattuali che extracontrattuali.

Per queste ragioni, la domanda è stata integralmente rigettata.

Avv. Sabrina Caporale

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