Il presidente dell’Inps Tito Boeri, in audizione al Senato, ha evidenziato che la sospensione del modello di data mining su richiesta del Garante della Privacy ha comportato una perdita di circa 335mila euro al mese

La sospensione del sistema di data mining Savio ha comportato una perdita per le casse dell’Inps di circa 335.000 euro al mese. Si tratta del modello statistico utilizzato dall’Inps per ottimizzare l’assegnazione delle visite di controllo sui dipendenti in malattia.

E’ quanto riportato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’audizione al Senato. Boeri ha ricordato che il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto la sospensione dell’attività di data mining. Inoltre, ha avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti dell’Istituto per la violazione di più norme vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali.

Il 14 marzo 2018, pertanto, l’Istituto ha sospeso l’utilizzo di Savio e la sua graduale estensione al settore pubblico. Un che, secondo Boeri, avrebbe fortemente ridotto (-26,8%) la capacità delle visite fiscali di individuare casi di assenza ingiustificata alla visita del medico.

“Gli effetti sono più forti al Sud che nel resto del Paese – ha sottolineato il Presidente dell’Inps –. Qualora la riduzione riscontrata fosse confermata anche nei mesi a venire, la perdita per le casse dell’Inps sarebbe superiore ai 4 milioni di euro su base annua”.

In termini percentuali, quindi, si tratterebbe di una riduzione di quasi un quarto delle somme recuperate con le visite di controllo d’ufficio nel settore privato. Nel 2017 tale attività aveva raggiunto un valore pari 17.803.037 euro.

A queste spese vanno poi aggiunti gli oneri legati alle contribuzioni figurative accreditate ai dipendenti in malattia. “Si noti – ha aggiunto Boeri – che tutte queste spese aggiuntive sono imputabili proprio alla sospensione”. La decisione di sospendere il modello Savio, infatti, non era attesa e quindi può essere considerata come indipendente dai comportamenti dei lavoratori e dei medici fiscali.

Ogni anno, secondo i dati riferiti da Boeri in audizione, l’Inps spende circa 2 miliardi di euro per indennità di malattia per i dipendenti privati. Le giornate di assenza dei pubblici dipendenti valgono invece circa 2,8 miliardi.

L’Istituto riceve ogni anno circa 12 milioni di certificati di lavoratori privati assicurati e 6 milioni di certificati di dipendenti pubblici nel cosiddetto Polo Unico. Tuttavia, a fronte di 18 milioni di certificati, l’attuale capacità produttiva dell’Istituto si attesta intorno al milione di visite di controllo all’anno, ossia il 5%.

Da qui la necessità di scegliere con cura dove, quando e come eseguire le visite. E’ evidente, rileva Boeri, “che una selezione intelligente dei certificati medici per i quali disporre le visite mediche di controllo sia essenziale per l’Inps”. Data la numerosità dei controlli, un milione, “è, inoltre, inevitabile che la selezione sia, almeno in parte, automatizzata, non essendo certo gestibile a mano”.

 

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