Denatalità, allarme SIN: di questo passo welfare insostenibile

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Per la Società Italiana di Neonatologia la denatalità rappresenta la grande sfida dell’Italia. Da qui l’appello al Governo a mettere il neonato al centro delle politiche economiche e sanitarie

Nei primi 3 mesi del 2019, secondo i dati Istat, in Italia sono nati 6.801 bambini in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Si tratta, per la Società Italiana di Neonatologia, di un dato inquietante. Il tema della denatalità è stato al centro del convegno di apertura del XXV Congresso Nazionale dell’Associazione che si è svolto nei giorni scorsi.

“La natalità – dichiara il Presidente della SIN, Fabio Mosca – non è una questione privata, ma sociale e politica che interessa trasversalmente tutti i settori e le istituzioni. Se vogliamo sperare in un’inversione di tendenza, i neonati e i bambini devono essere al centro di ogni iniziativa politica, a livello nazionale e locale, devono essere al centro del futuro. Sostenere oggi i nuovi nati incentiverà le coppie ad avere bambini. I nostri neonatologi presenti in ogni punto nascita italiano, sia pubblico che privato, raccolgono ogni giorno le preoccupazioni dei genitori, che si sentono sempre meno aiutati e più soli. Le donne sono scoraggiate, perché è difficile conciliare i tempi di vita e lavoro e per questo talvolta rinunciano ad allattare e spesso ad avere un secondo figlio”.

La scelta di avere uno o più figli non dipende solo dalla condizione economica ma principalmente dal livello di benessere, cioè dalla qualità della vita.

A bassi tassi di occupazione femminile corrispondono bassi tassi di fecondità. In Italia, infatti, solo il 48,9% delle donne in età fertile lavora, contro una media del 62,4% dell’Unione europea. Si tratta, purtroppo, di un trend non solo italiano, ma in cui il nostro Paese registra uno tra i tassi più bassi al mondo.

Attualmente il tasso di fertilità è di 2,5 figli per donna a livello mondiale, ma scenderà a 1,9 nel 2100, sotto la soglia del 2,1 che secondo i demografi consente ad una popolazione di rimanere stabile.

Secondo Eurostar, senza arrivi dall’estero, l’Italia è destinata a dimezzare la sua popolazione entro 80 anni.

Nel nostro Paese, secondo una recente ricerca del Censis, le donne dichiarano di pensare ad avere un figlio non prima dei 35 anni. Le giovani coppie italiane hanno il primo figlio alla stessa età in cui quelle francesi hanno il secondo.

Come affermato di recente da  3 docenti di demografia dell’Università di Roma nella ricerca “Avere figli in Italia: una questione di BES”, gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, incidono fortemente sulla scelta di mettere su famiglia e di avere bambini. La ricerca, infatti, ha messo in luce una correlazione diretta tra i BES e la fecondità: non è un caso – spiega la SIN in una nota – che le famiglie del Nord abbiano una maggiore prolificità rispetto a quelle del resto del Paese e che in particolare la provincia di Bolzano (al top per tutti i domini BES) sia anche l’unità territoriale in cui il numero medio di figli per donna è stato il più alto d’Italia.

“La denatalità – aggiunge Mosca – si contrasta anche con le misure di sostegno alla famiglia nei primi sei mesi di vita”.

Tra di esse è fondamentale sostenere la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, ed in particolare sostenere i papà oltre le mamme, portando anche il loro congedo a 30 giorni come avvenuto in Francia. Oltralpe la nuova norma riguarda i neonati prematuri o ospedalizzati in modo da consentire ad entrambi i genitori la copresenza in Terapia Intensiva Neonatale. Ma la nostra idea è quella di portare il congedo parentale dagli attuali 5 giorni più uno facoltativo a 30 giorni per tutti i papà. L’obiettivo è consentire ai genitori di seguire adeguatamente i bambini nei primi sei mesi di vita”.

L’Italia con 1,34 figli per donna in età fertile è fanalino di coda in Europa e, secondo le ultime previsioni Eurostat, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini.

“Questo vuol dire – conclude Mosca – che stiamo ridisegnando l’idea di famiglia: tre quinti dei nostri bambini non avrà fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni. Già oggi per 161 persone di età maggiore di 64 anni, ci sono solo 100 bambini di età inferiore a 15 anni. Di questo passo il welfare diventerà insostenibile. Bisogna invertire questa tendenza, prevedendo facilitazioni per le famiglie e sostegno per le mamme, prima e dopo il parto. Bisogna riportare il neonato al centro del futuro e per farlo dobbiamo lavorare tutti insieme per sostenere le giovani coppie, i genitori e le famiglie”.

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