Il Tribunale ha inflitto al medico una pena di un anno e 8 mesi di reclusione per la morte di un giovane calciatore, deceduto dopo essere stato dimesso con dolori al torace
Era stato dimesso con dolori al torace dall’Ospedale Villa Sofia di Palermo. Il ragazzo, un calciatore di 30 anni operato per un soffio al cuore, morì il giorno successivo a Trapani, presso l’ambulatorio del medico di famiglia.
Il giovane era stato costretto a cessare l’attività agonistica dopo avere scoperto la patologia in seguito a un malore accusato nel corso di una partita.
La vicenda risale al febbraio del 2011. I familiari del 30enne sporsero denuncia per verificare eventuali responsabilità dei sanitari del nosocomio palermitano. Tre medici finirono nel registro degli indagati. Per due di loro la posizione venne successivamente archiviata.
Un cardiologo, invece, finì a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Secondo l’accusa, le dimissioni del paziente erano state troppo frettolose.
A distanza di circa sette anni dalla tragedia, è arrivata la sentenza del Tribunale di Palermo. Il Giudice monocratico ha condannato l’imputato a un anno e otto mesi di reclusione, con sospensione della pena. Il magistrato, inoltre, ha disposto una provvisionale di 25mila euro a favore dei familiari della vittima, costituitisi parte civile nel processo.
Tra loro, oltre ai genitori, figurano anche la compagna del giovane calciatore e il loro bambino, venuto al mondo già orfano del papà. Ciò, nonostante l’assenza del vincolo ufficiale del matrimonio (si sarebbero dovuti sposare dopo pochi mesi) e il riconoscimento postumo della paternità del piccolo.
Per la famiglia si tratta del “giusto epilogo di un evento funesto che con ogni probabilità si sarebbe potuto evitare”. Lo ha reso noto il loro legale, attraverso le pagine di stampa locale. L’avvocato ha inoltre aggiunto che la parte “procederà in sede civile per il riconoscimento di un congruo risarcimento”. Intanto si attendono le motivazioni della sentenza, previste tra 90 giorni.
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