Epatite C, appello FNOMCeO: cure innovative per tutti i malati

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La Federazione chiede al Governo di far leva sugli accordi internazionali che prevedono la ‘licenza obbligatoria’ per produrre il generico del farmaco Sofosbuvir

Estendere l’uso del nuovo farmaco che annulla la presenza del virus dell’epatite C nel sangue, il Sofosbuvir, a tutti i malati che ne abbiano l’indicazione clinica e non solo ai casi più gravi. L’appello era stato lanciato ad agosto dall’Ordine di Torino; oggi il Consiglio Nazionale FNOMCeO, riunito in queste ore a Bari, lo ha fatto proprio in un Ordine del Giorno approvato all’unanimità.

L’obiettivo è quello eradicare il virus. A tale scopo il Consiglio ha dato mandato al Comitato Centrale “di intervenire presso il Ministro della Salute per perseguire con ogni mezzo il conseguimento di atti legislativi e giuridici capaci di estendere l’accesso alle terapie anti epatite C per tutti gli aventi indicazione clinica e diritto”.

Per riuscirci FNOMCeO richiama all’accordo TRIPS del 1994 e alla successiva dichiarazione di DOHA del 2001, che prevedono la cosiddetta ‘licenza obbligatoria’, ovvero la possibilità per lo Stato, in virtù della situazione d’emergenza per la Salute pubblica, di chiedere, a fronte del pagamento di una royalty alla casa farmaceutica,  di poter produrre il farmaco generico, naturalmente a un prezzo inferiore e sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale.

“Non è tollerabile – si legge nel documento approvato a Bari – che la determinazione del costo delle innovazioni sia lasciato esclusivamente all’economia di mercato e che un farmaco il cui costo di produzione è inferiore a 200 euro venga fatto pagare oltre 30mila euro per un mero fatto monopolistico/brevettuale in rapporto alla ricchezza di ciascun paese, inibendo l’accesso al beneficio di migliaia di cittadini”.

A giustificare la situazione di emergenza vi sono in Italia, infatti, oltre un milione di pazienti portatori cronici del virus dell’epatite C, di cui 330 mila con cirrosi. Il nostro Paese ha il primato in Europa per numero di soggetti positivi al virus e per mortalità da tumore primitivo del fegato.

“Pur nel giusto riconoscimento del diritto dell’industria farmaceutica – afferma ancora FNOMCeO – quando sono in campo la tutela della salute e costi sostenibili per il SSN, il principio etico deve prevalere su ogni altro diritto, ancor più se commerciale”. Per tale motivo la Federazione si dichiara disponibile ad una raccolta di firme a sostegno di una campagna di pubblica utilità per l’affermazione di quanto previsto dai richiamati accordi internazionali.

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