Alla famiglia del compagno ingiustamente accusato di episodi di bullismo è stato riconosciuto un risarcimento per danni morali pari a € 7.800
Aveva raccontato di essere stato vittima di episodi di bullismo, accusando tre compagni di scuola. Nello specifico, tramite la madre, aveva denunciato ai carabinieri lesioni, richieste di denaro e minacce. Ma per sua stessa successiva ammissione si era inventato tutto.
Le menzogne del ragazzo, all’epoca undicenne, hanno finito col mettere nei guai i genitori. La famiglia di uno dei compagni denunciati, infatti, in seguito all’archiviazione del procedimento a carico del figlio, ha deciso di chiedere il risarcimento dei danni.
Il Tribunale di Savona, con sentenza n. 79/2018, ha accolto tale pretesa considerandola fondata. I parenti del giovane accusatore sono stati condannati a liquidare € 7.800, a titolo di danno morale, al ragazzo ingiustamente accusato e alla madre. A tale somma si aggiungono altri € 1.000 per danni patrimoniali.
Il Giudice ha ritenuto integrato, da parte del minorenne, il reato di calunnia.
Di tale fattispecie rispondono il padre e la madre. Così dispone il primo comma dell’art. 2048 c.c. in tema di responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte.
Sulla coppia grava una duplice presunzione di colpa di natura specifica, in vigilando e in educando. La loro responsabilità non risiede nel non aver impedito il verificarsi del fatto, ma in una condotta anteriore alla commissione dell’illecito.
I genitori avrebbero violato infatti i doveri inderogabili previsti a loro carico dall’art. 147 c.c. relativamente all’obbligo di istruire, mantenere ed educare la prole. Padre e madre devono svolgere una costante opera educativa, finalizzata a correggere comportamenti non corretti e a realizzare una personalità equilibrata dei figli. Nel caso esaminato, secondo il Giudice, la gravità della condotta del minore sarebbe di per sé indice del mancato raggiungimento di tale obbligo.
Quanto alla quantificazione del danno, il CTU nominato dal giudice ha, quantificato in 100 giorni l’invalidità temporanea subita dalla madre e dal figlio accusato ingiustamente.
In tale periodo, antecedente l’archiviazione del caso, i due avrebbero subito un peggioramento delle proprie condizioni abituali di vita soffrendo di ansia e paura. Più specificamente, la madre avrebbe sofferto del fallimento del proprio ruolo genitoriale, mentre il ragazzo si sarebbe visto additato come potenziale bullo.
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