La maternità surrogata come strumento nella costruzione di famiglie omogenitoriali

E’ possibile in Italia il riconoscimento di un bambino da parte di due papà, successivamente alla nascita da madre surrogata all’estero? L’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione n. 8325/2020 risponde in parte a tale quesito in materia di famiglie omogenitoriali.

Il fatto riguarda due uomini, uniti civilmente che si rivolgevano alla Corte D’Appello di Verona allo scopo di impugnare il provvedimento emesso dall’ufficiale di Stato Civile del comune di Verona, il quale aveva negato la trascrizione dell’atto di nascita del minore, nato in Canada, nel quale si attestava che il piccolo era figlio dei due ricorrenti.

Questi avevano specificato come il bambino fosse nato da una madre surrogata e come all’atto della nascita le autorità canadesi avessero prodotto un certificato di nascita in cui figurava un  solo i genitore e non anche la donna che aveva portato avanti la gravidanza surrogata, o la donatrice dell’ovocita.

I ricorrenti erano poi ricorsi alla Suprema Corte della British Columbia ove avevano ottenuto una sentenza dichiarativa della genitorialità di entrambi i ricorrenti e pertanto la possibilità di avere una atto di nascita che riportasse i nomi dei due ricorrenti.

L’ufficiale di stato civile di Verona aveva però negato la possibilità di trascrivere l’atto di nascita, in primo luogo perché già risultava trascritto l’altro e secondo poi perché era necessario vagliare la conformità della sentenza della Suprema Corte canadese con quanto disciplinato e previsto in materia dall’ordinamento italiano.

La Suprema corte ha ritenuto che la questione fosse particolarmente complessa. Da un lato infatti si scontra con il diritto vivente in italia che a tutela dei diritti del minore, e per un superiore interesse di quest’ultimo oltre che per i diritti della donna, vieta la maternità surrogata. Dall’altro però è evidente il contrasto con quanto emerso dal giudizio dinanzi la CEDU (Corte europea dei diritti umani) che ha riconosciuto piena dignità alla “madre intenzionale”, offrendo quindi la possibilità anche in casi di maternità surrogata di far apparire sull’atto di nascita la famiglia nella sua composizione ideale, così come era stata immaginata e voluta dai genitori intenzionali, e non come si era andata costruendo durante il percorso di formazione. La Suprema Corte ha pertanto rinviato alla Corte Costituzionale per un giudizio di compatibilità con la legge e la Costituzione italiana.

                                                                       Avv. Claudia Poscia

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