Da Bologna un passo in avanti per i diritti delle famiglie omogenitoriali con il riconoscimento di una stepchild adoption incrociata

E’ stato riconosciuto a due mamme il diritto di adottare l’una il figlio dell’altra. Questo è stato deciso dal Tribunale dei Minori di Bologna nella sentenza 3917 del 25 giugno 2020. I due piccoli d’ora in avanti potranno essere considerati fratelli. Si tratta di una stepchild adoption incrociata che ha portato due mamme gay, che hanno effettuato la fecondazione in vitro a veder riconosciuti come fratelli ex lege i loro rispettivi figli.

Si tratta oltre alla vittoria di una famiglia omogenitoriale anche un importante passo in avanti per l’affermazione dei diritti delle famiglie arcobaleno, al fine di conquistare una completa parità di diritti con le famiglie eterosessuali.

Qualche parola sulla loro storia: le donne si conoscono nel 1996 quando, entrambe, frequentano l’Università di Bologna, nel 2000 decidono di andare a vivere insieme e nel 2010 intraprendono un percorso di avvicinamento alla genitorialità, al termine del quale nasce una bambina da una delle due e due gemelli dall’altri.

Tutte e due volevano infatti vivere in prima persona l’esperienza della maternità.

Negli anni a seguire tutte e due le mamme si occupano dei bambini e della casa , prendendo insieme le decisioni relative ai bambini e alla gestione della casa. Il loro ruolo viene riconosciuto sia all’interno dell’ambito familiare , sia all’esterno. Le due mamme chiedono quindi di poter adottare una i figli dell’altra, facendo appello a quanto previsto dall’articolo 44 lettera d della legge 184\1993 . Il Tribunale di Bologna esamina la richiesta utilizzando come criterio principe quello del superiore interesse del minore. Pertanto il superiore interesse alla bigenitorialità deve essere determinato sulla base delle risultanze psicologiche e le indagini svolte caso per caso. Anche la Corte Europea dei Diritti Umani nell’ambito della vita familiare ha stabilito che il rapporto omogenitoriale  non può essere escluso dal diritto di famiglia.

                                                                       Avv. Claudia Poscia

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