Il provvedimento ha l’obiettivo di superare i limiti imposti dalla Legge 40 normando la gestazione per altri solidale (GAP)
No allo sfruttamento e alla commercializzazione, sì alla sicurezza: questi i punti di una proposta di legge sulla Gestazione per Altri solidale (GPA), presentata dalle associazioni Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Certi Diritti e Famiglie Arcobaleno. Il testo – frutto di un lavoro che ha coinvolto giuristi, medici ed esperti – è costituito da 8 articoli.
L’obiettivo è quello di superare i limiti imposti dalla Legge 40, normando le modalità di accesso alla fecondazione medicalmente assistita anche per chi non può sostenere una gestazione. “Anche confrontando le pratiche analoghe legali in molti altri paesi del mondo come Canada, Stati Uniti o Grecia, il testo – afferma Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni – descrive con precisione le condizioni di accesso al percorso, ammettendolo ai soli fini solidaristici e prevedendo una serie di tutele volte ad assicurare che le parti ricevano un adeguato monitoraggio medico e siano consapevoli e rispettose della reciproca situazione”.
Ai genitori intenzionali fa capo l’obbligo di provvedere alla copertura dei costi di gestazione e parto. I minori nati acquisirebbero, sin dal trasferimento in utero dell’embrione, lo status di figli legittimi dei nuovi genitori, senza alcun riferimento alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento.
In Italia sono circa 10.000 le donne fertili, ma che non possono avere gravidanze a causa di problemi di salute.
Si tratta di donne nate senza utero o a cui è stato asportato per un tumore; o ancora di donne che hanno fatto chemioterapia o che hanno aritmie cardiache, problemi renali. Almeno un centinaio di loro, ogni anno, si reca all’estero, per ottenere un figlio.
Secondo Marcello Pili, titolare di Cardiologia della Asl 6 di Cagliari, gli studi in corso “fanno pensare che il numero di potenziali interessate, che per altre cause cliniche hanno lo stesso problema, sia molto maggiore e in costante aumento”. All’elenco, infatti, vanno aggiunte le donne con endometriosi grave o affette da malattie sistemiche che rendono la gravidanza impossibile, come diabete non compensato, patologie autoimmuni, neurologiche. E, ancora, malformazioni o malattie ossee che non consentono al bacino di modificare le sue forme per accogliere una gravidanza.
Tutte queste donne – sottolinea Filomena Gallo – in altri Paesi, “hanno una soluzione legale che non si chiama ‘utero in affitto’, ma si chiama ‘gestazione per altri solidale’: non si tratta di un mercimonio, ma di una terapia, purtroppo costosa, e riservata a pochissime coppie. Mentre le altre sono costrette a rinunciare a una delle aspirazioni più alte dell’essere umano: dare la vita”.
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