In Italia oltre 6mila casi l’anno, Amcli: serve sforzo congiunto per accorciare i tempi della diagnosi e somministrare la corretta terapia antibiotica

Un morto ogni quattro secondi. E’ questo il dato drammatico diffuso dall’Amcli (Associazione microbiologi italiani) in occasione della Giornata Mondiale sulla sepsi, che si celebra oggi in tutto il mondo. Il fenomeno è cresciuto costantemente negli ultimi dieci anni assumendo le dimensioni di una vera e propria pandemia dei paesi industrializzati. “L’incremento nel numero di decessi – si legge in una nota dell’Associazione – desta grande preoccupazione in quanto costituisce la principale causa di morte per cause infettive, quindi prevenibili”.

La sepsi è una patologia associata ad una prognosi grave, che molto spesso si manifesta in pazienti ricoverati, immunocompromessi e anziani. E’ particolarmente frequente nei pazienti delle Unità di Terapia Intensiva (UTI), ma spesso è la stessa sepsi che rappresenta il motivo di ricovero in UTI: globalmente fino a 1/3 dei pazienti in terapia intensiva presentano sepsi, sepsi grave e shock settico.

“Serve una maggior attenzione – spiegano dall’Amcli – a questa patologia e uno sforzo congiunto da parte dei medici di famiglia, medici di pronto soccorso, microbiologi e infettivologi. Uno sforzo è richiesto anche alle ditte produttrici dei diagnostici affinché i test ormai disponibili e in grado di accorciare di molto i tempi di risposta delle emocolture possano scendere a prezzi accessibili al SSN. L’ accorciamento dei tempi di diagnosi microbiologica, infatti, risulta molto importante perché numerosi studi dimostrano come ogni ora di ritardo nella diagnosi corretta e quindi nella somministrazione della corretta terapia antibiotica, dopo le prime 12 ore dall’insorgenza dei sintomi, faccia aumentare il rischio di morte del 7%”.

Le principali ragioni delle dimensioni che ha raggiunto il problema sepsi vanno ricercate nell’ invecchiamento della popolazione, nell’aumento della popolazione fragile, nel diffondersi di microrganismi resistenti agli antibiotici e probabilmente anche in un calo dei servizi sanitari.

La sepsi è una sindrome clinica complessa, difficile da definire, diagnosticare e trattare. Risulta da un complesso di segni e sintomi dovuti all’attivazione sistemica della risposta immunitaria nei confronti di un patogeno che è arrivato in circolo. Le sepsi possono essere provocate da diversi tipi di batteri: i più frequentemente in causa sono i batteri piogeni, soprattutto gli streptococchi e gli stafilococchi, più rari invece i meningococchi, gli pneumococchi, gli enterococchi, i colibacilli ed altri.

“Oltre ad essere un grave problema per la salute umana (mortalità 20-40%) ha anche un enorme impatto economico. Nel nostro Paese in cui si stimano oltre 6000 casi all’anno, la spesa aggiuntiva annua super i 15 milioni di Euro – spiega Pierangelo Clerici, Presidente Amcli e Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese -. Oggi, però, il Laboratorio di Microbiologia clinica, grazie a nuove tecniche resesi disponibili è in grado di dare risposte rapide ed ha accorciato di molto i tradizionali tempi di risposta dell’emocoltura che è l’ esame cardine attorno al quale ruota la diagnosi. L’ utilizzo dei nuovi metodi può comportare un aumento dei costi della diagnosi microbiologica che non dovrebbe essere considerato un aggravio economico, quanto un risparmio per il SSN”.

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