Da anni mi occupo, e da ultimo in intesa con i professionisti del comitato scientifico dell’Accademia della Medicina Legale, di difesa giudiziale dei medici, in giudizi civili o penali che prendono le mosse da presunti episodi di “malpractice”. Dopo aver seguito da avvocato diversi casi, e da consulente di diversi professionisti e centri medici, mi rendo conto di avere una visuale privilegiata delle problematiche che affliggono la categoria dei medici e, in generale, delle problematiche connesse alla corretta prevenzione, gestione e riduzione del c.d. rischio clinico e rischio sanitario. Una delle problematiche più avvertite, in un universo costellato da mille risorse mediatiche e non che tendono alla “tutela” del paziente attraverso la persecuzione, a volte totalmente scriteriata, dei medici o delle strutture sanitarie, è la mancanza o il difficile reperimento di qualificate e obiettive fonti di informazione e o di “aiuto” in tutti quei casi nei quali si è coinvolti in un giudizio di responsabilità medica o sanitaria.
Ed è da questa necessità, sempre più pressante, che nasce l’idea di questa rubrica nella quale i medici o gli operatori sanitari in genere possono trovare una sorta di “porto sicuro” dal quale attingere notizie o presso il quale trovare quell’ “aiuto” estremamente qualificato che è più che necessario quando si viene investiti da una vicenda giudiziaria. Naturalmente, tale affermazione potrebbe apparire esagerata se non si tenesse conto dei dati reali riguardanti lo stato delle cause per responsabilità medica che ogni anno vengono iniziate in Italia. Il fenomeno delle controversie instaurate per sospetti casi di “malpractice” ha assunto, soprattutto negli ultimi tre/quattro anni, proporzioni mastodontiche. Non passa giorno senza che nelle cancellerie dei Tribunali italiani vengano depositate decine di citazioni che hanno come comune denominatore l’errore di qualche sanitario. L’ultimo dato pubblicato nel mese di maggio 2015 parla di una contenzione che si alimenta con ben 34.000 nuovi giudizi instaurati ogni anno, e il dato non fa che continuare a crescere. E’ naturale, quindi, che serva in un tale marasma tentare di offrire ai medici alcuni punti fermi, ad iniziare da una corretta informazione difensiva. Riflettendo sui dati citati, al fine di valutare l’assurdità del fenomeno “malpractice”, se tali sono le statistiche, supportate dalla lettura della maggior parte degli atti giudiziari o delle perizie di parte depositate nei detti giudizi, si potrebbe ben concludere che nel nostro Paese i medici sono null’altro che un insieme di impreparati! Ma, una simile riflessione oltre che estremamente pericolosa, non tiene conto dei dati reali che emergono dall’analisi dei risultati con i quali questa infinita serie di giudizi si concludono. Ebbene, recenti statistiche elaborate con la collaborazione della Procura di Roma dimostrano come su 100 giudizi penali iniziati, solo nell’ 1% dei casi viene accertato un errore in procedendo compiuto dalla struttura sanitaria o dal medico singolo mentre nel restante 99% dei casi non si accerta alcuna “malpractice” di rilevanza penale da parte dei medici ingiustamente accusati (fonte Università La Sapienza di Roma). Ciò dimostra come buona parte delle cause penali per responsabilità medico-sanitaria siano infondate. Ma, se per i pazienti il rischio è solo quello di pagare la parcella al proprio avvocato, per la collettività i costi di una simile situazione sono esorbitanti e l’effetto forse più evidente è il diffondersi sempre maggiore della c.d. Medicina Difensiva (in estrema sintesi il medico si astiene dall’intervenire nei casi più gravi, per non rischiare una causa in caso di insuccesso delle cure, oppure prescrive esami, ricoveri in strutture sanitarie, cure e visite specialistiche del tutto inutili, al solo scopo di evitare possibili future accuse di negligenza) che crea un danno al Sistema Sanitario Nazionale e, quindi, ad ogni singolo cittadino ad oggi quantificato in un costo aggiuntivo di €13/18.000.000.000,00 all’anno (stime ANIA e MINSALUTE). In coscienza, come testimoniato dalla mia netta scelta di specializzazione e di campo, ritengo che tale fenomeno vada arginato soprattutto in sede penale e tentare di offrire ai medici i giusti consigli, le giuste notizie, e la giusta difesa.
Ecco il perché del mio entusiasmo nel creare tale spazio di tutela. Un rubrica viva insomma, aperta agli interventi di tutti e che possa servire tutti, un punto di riferimento sicuro per coloro che nei diversi ruoli rivestiti, si occupano di responsabilità medica ma a tutela dei medici e delle strutture sanitarie.
Mi farebbe molto piacere, inoltre, se Colleghi avvocati volessero partecipare con propri interventi o domande, così come pure se Medici e operatori del settore sanitario volessero far pervenire le loro domande o osservazioni così come le loro richieste di tutela.

Avv. Gianluca Mari

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2 Commenti

  1. Il 31 gennaio ho ricevuto una raccomandata da un avvocato, che chiede alla mia Ausl e a me il risarcimento per a suo dire una non corretta gestione della sua assistita. N.B. Sono in pensione dal 28 febbraio del 2014.
    I fatti:
    Il 30/12/2011 ho visitato una paziente alla28° settimana di gravidanza. La seguivo regolarmente secondo i protocolli della nostra azienda. Tutti i parametri emato-chimici, tutti i riscontri obbiettivi, erano fino a quel giorno nella norma. Il giorno 3 gennaio alle 6 circa del mattino la paziente si recava al P.S. con dolori addominali. Veniva ricoverata e circa due ore dopo sottoposta a Taglio Cesare per distacco parziale di placenta, resosi necessario per presenza di un tracciato fetale non rassicurante.
    Il feto è nato prematuro e nel corso di giorni successivi ha avuto seri danni neurologici di cui porta le conseguenze tutt’ora (ha 5 anni).
    La paziente ha dichiarato al suo avvocato di avermi riferito, nel corso della mia visita del 30/12, di avere dei dolori e che io le avrei risposto che erano nella norma, essendo il segno dell’utero che ” cresce”….sic! Inoltre il riscontro di quel giorno segnalava un utero corrispondente con collo posteriore, formato, chiuso, tenero. Peso della gestante e pressione nella norma.
    Il perito di parte fa un trattato sul termine “tenero”, quando questo è un elemento di frequente riscontro alla 28° settimana di gravidanza, e ipotizza una mia responsabilità nel non aver prescritto il riposo alla gestante.
    La paziente all’atto del ricovero in P.S, dichiarava testualmente di aver avvertito dei dolori dal giorno prima (cioè, quindi dal 02/01 e non dal 30 come nella citazione). La visita dei colleghi ospedalieri, non rilevava particolari problematiche, tanto che la diagnosi di distacco di placenta, veniva fatta in seguito a una ecografia. Ora chiedo cosa devo aspettarmi….? In scienza e coscienza, mi sento assolutamente tranquilla, ma la legge (non la giustizia), mi spaventa. Devo fidarmi della tutela della mia Azienda, o é bene che mi rivolga a un legale? e se si a quale (medico legale, o che altro)? Grazie

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