Ieri la Giornata Mondiale del Cervello, per sostenere l’importanza della prevenzione nel combattere l’ictus cerebrale
Si celebra ogni anno il 22 luglio la Giornata Mondiale del Cervello con numerose iniziative promosse dalla World Federation of Neurology (WFN), ONG affiliata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sulle problematiche che coinvolgono la salute del cervello.
Protagonista per l’edizione 2017 è stato l’ictus cerebrale con lo slogan “l’ictus è un attacco cerebrale! Preveniamolo e curiamolo!”.
Il presidente della WFN Raad Shakir lo definisce “l’epidemia del 21esimo secolo” in quanto costituisce il 12% circa di tutte le cause di morte a livello globale.
Provoca 6,7 milioni di morti nel mondo e ne colpisce un totale di 15 milioni. Chi sopravvive infatti presenta gravi forme di invalidità come paralisi, perdita della parola o della vista. Un numero che ammonta circa a 5 milioni di persone che improvvisamente vede cambiare la qualità della propria vita e quella dei propri familiari.
Sensibilizzare dunque diventa fondamentale per ricordare a tutti l’importanza della salute del proprio cervello. È quindi necessario combattere tutti i fattori di rischio come ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, ma anche malattie cardiache tra cui la fibrillazione atriale (FA), anomalia del ritmo cardiaco, causa di formazione di coaguli all’interno del cuore e responsabile dunque di circa il 15% di tutti gli ictus trombo-embolici.
Grande attenzione soprattutto alla fibrillazione atriale che in Italia colpisce 1 milione di persone che hanno 5 volte di più il rischio di essere vittime di ictus cerebrale, rischio che aumenta con l’avanzare dell’età.
Nel nostro paese si registrano mediamente 200 mila casi di ictus all’anno. Di questo 30-36 mila sarebbero da collegare alla fibrillazione atriale, patologia che peraltro grava economicamente sul Sistema Sanitario Nazionale che in Italia ha un impatto economico piuttosto rilevante. Si stimano per ogni paziente circa 3.000 euro dove le ospedalizzazioni e le procedure interventistiche, influiscono per il 70%. La gestione cronica dei pazienti incide inoltre sui costi.
Le misure preventive nei pazienti affetti da FA sono basate da un efficace regime terapeutico con la somministrazione di anticoagulanti orali. Attualmente sono disponibili Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO), ossia molecole di sintesi in grado di inibire selettivamente un singolo fattore della coagulazione. Non necessitano di controlli costanti e hanno scarsa probabilità di interferire con altri farmaci. La loro introduzione comporterebbe una riduzione dei costi totali per il SSN.
Tuttavia il nostro Paese presenta un sottotrattamento dei pazienti con fibrillazione atriale: La metà di essi – principalmente anziani – con indicazione all’anticoagulazione non riceve alcuna cura specifica.
Attraverso i NAO si potrebbero evitare circa 11.000 casi all’anno con un risparmio a carico del SSN di circa 230 milioni di euro per anno, dopo la prima spesa per la loro introduzione.
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