Presentato il primo monitoraggio sui servizi sanitari sul territorio. Il 10% dei pazienti spende fino a 1000 euro al mese

Presentato il primo monitoraggio sui servizi sanitari sul territorio “Fuori dall’ospedale, dentro le mura domestiche”, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il contributo non condizionato di ABBVIE.
L’indagine è stata condotta attraverso la somministrazione di questionari predisposti ad hoc in 10 Regioni, 36 Aziende Sanitarie Locali (ASL), 82 Distretti sanitari, 14 Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), 1592 pazienti in cure domiciliari, 207 pazienti di cui oltre 100 appartenenti al Coordinamento Nazionale Associazioni Malati Cronici (CNAMC).
L’indagine ha messo in luce diverse problematiche legate alla gestione dei servizi sanitari sul territorio da parte dello Stato e delle Regioni. Dal rapporto emerge che sono infatti i cittadini a pagare di tasca propria le spese per far fronte alle esigenze mediche, sopperendo alle carenze dello Stato sulla gestione dei servizi sanitari sul territorio e per l’assistenza domiciliare arrivando a pagare, nel 10% dei casi, anche 1000 euro al mese.  
Un cittadino su 4 attende più di 30 giorni per materasso o cuscino antidecubito, così come per traverse e pannoloni; uno su 3 aspetta un mese per ricevere una carrozzina, più di uno su 10 attende oltre un mese per avere farmaci indispensabili. Questi alcuni dei ritardi emersi dalle domande relative ai servizi sanitari sul territorio.
Le strutture di continuità – ossia alle forme di aggregazione delle cure primarie, che dovrebbero spostare l’offerta di prestazioni sanitarie dall’ospedale al territorio – sono presenti nel 63% delle regioni monitorate. Da notare poi una difformità di denominazione per le UCCP che crea confusione nei cittadini. Ad esempio in Emilia Romagna Toscana e Piemonte si chiamano Case della Salute, in Veneto Medicine di Gruppo Integrate e in Piemonte Centri di Assistenza Primaria.
Positivi invece i dati sul monitoraggio dell’assistenza domiciliare per quanto concerne l’esperienza dei cittadini nei confronti dei professionisti che si recano a casa: gli operatori sono descritti molto disponibili e gentili nel 51,5% e sono considerati chiari nelle loro comunicazioni nel 46,3%. Gli intervistati si dicono però convinti che l’assistenza domiciliare si potrebbe migliorare con semplici accorgimenti come il coinvolgimento nella definizione del piano di assistenza (per il 23,5%), la facilità di accesso al servizio (per il 23,3%) e la possibilità di scegliere da chi farsi curare/seguire (per il 22,5%).
Secondo Cittadinanzattiva le problematiche riscontrate dal monitoraggio sui servizi sanitari sul territorio derivano dalla mancanza di standard qualitativi e quantitativi per uniformare i servizi sanitari sul territorio a livello regionale. Stato e Regioni devono quindi lavorare al DM 70 dell’assistenza territoriale che definisca gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici da garantire a tutti i cittadini in tutte le aree del Paese.
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