Nel mirino della Procura anche l’adeguatezza delle condotte terapeutiche adottate da due medici in relazione al quadro clinico del giovane, ricoverato lo scorso dicembre dopo un incidente stradale

Era ricoverato dallo scorso 8 dicembre nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Taranto dove era stato trasportato in codice rosso a bordo di un mezzo del 118 in seguito a un incidente stradale con un’altra vettura, in cui aveva riportato un trauma cranico e altre contusioni al corpo.

Lo scorso 24 febbraio il ragazzo, 28 anni, è morto. Sulla vicenda la Procura del capoluogo di provincia pugliese ha aperto un fascicolo per omicidio colposo dopo la presentazione di un esposto da parte dei familiari, che chiedono chiarezza sull’ accaduto.

In base a quanto raccontato nella denuncia – riferisce il Quotidiano di Puglia – il giovane era uscito dal coma e aveva ripreso tutte le funzioni vitali. Sarebbe stato in attesa di dimissioni per essere ricoverato in un centro riabilitativo quando, all’improvviso, le sue condizioni sarebbero rapidamente precipitate, fino al decesso.

L’inchiesta vede indagati – come atto dovuto in vista dello svolgimento delle operazioni peritali – il conducente dell’altro veicolo coinvolto nel sinistro e due medici del nosocomio tarantino, nei confronti dei quali  pende anche l’ipotesi di reato di lesioni personali in cooperazione.

Per fare luce su cosa sia successo la magistratura ha disposto l’autopsia. L’esame necroscopico è in programma in queste ore, dopo che per settimane le restrizioni conseguenti all’emergenza Coronavirus, ne ha impedito lo svolgimento.

Dall’accertamento post mortem si attendono dunque risposte sulle cause del decesso nonché sulla sussistenza di eventuali responsabilità da parte degli indagati. In particolare – riporta il Quotidiano di Puglia –  al consulente incaricato il Pubblico Ministero ha chiesto di verificare se la morte del ventottenne sia direttamente collegabile con le lesioni riportate nell’incidente stradale e se le condotte terapeutiche adottate dai due camici bianchi siano state adeguate e tempestive in relazione al quadro clinico. Il medico legale, inoltre, dovrà valutare tutto il decorso ospedaliero della vittima al fine di escludere “negligenze, imprudenze, imperizie ed errori o rilevanti ritardi” nell’operato dei dottori.



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