Infezione protesica contratta a seguito dell’intervento di artroplastica totale al ginocchio (Tribunale S.M. Capua Vetere, Sentenza n. 2789/2022 pubbl. il 12/07/2022 )

Infezione protesica contratta nel corso dell’intervento chirurgico provoca l’espianto di entrambe le protesi del ginocchio dx e sx.

La paziente cita a giudizio la Clinica e il Medico invocandone la responsabilità per l’infezione protesica che l’aveva colpita.

Il Tribunale ritiene la domanda fondata.

Il CTU così concludeva : “l’atto chirurgico fu eseguito lege artis dal Medico convenuto, mentre il decorso post -operatorio fu inadeguato, dato che non vennero eseguite tutte le indagini strumentali per individuare le cause della secrezione, e non venne indicato successivamente il tipo di protocollo terapeutico da seguire in questi casi utilizzando le linee guida per le infezioni protesiche nel caso in oggetto indubbiamente non vi è stata tempestività, per quanto riguarda l’infezione manifestatasi a carico del ginocchio sin., il Medico convenuto si limitò a prescrivere una terapia antibiotica consigliando alla paziente mobilizzazione passiva controllata a 90° e deambulazione assistita, tale comportamento fu tenuto senza utilizzare criteri diagnostici che consistono in controlli clinici , che prevedono una accurata anamnesi circa i tempi di insorgenza dell’infezione protesica dall’intervento chirurgico o dalla comparsa dei primi segni di essa; laboratoristici come, la VES (velocità di eritrosedimentazione), fibrinogeno e la PCR (proteina C reattiva), funzionalità epatica e renale; microbiologici su tampone di fistola o una artrocentesi per esame colturale del liquido sinoviale, strumentali quali la scintigrafia con leucociti marcati ed a seconda dei casi la Risonanza Magnetica, debridement (una pulizia articolare ed un esame colturale della secrezione). Per cui dopo un nuovo ricovero il 13/05/2010 in caso di infezione protesica dopo circa tre mesi avrebbe dovuto procedere al debridement del ginocchio sx ( pulizia articolare + esame colturale). Inoltre verosimilmente la sig.ra affetta da artrite reumatoide ha sviluppato anche un’infezione ematogena al ginocchio dx, con presenza di infezione accertata dello stesso batterio Stafilococco Aureo (MSSA) con lo stesso fenotipo. La mancanza del debridement ha reso definitiva l’infezione protesica a sx con successiva contaminazione ematogena a dx. Infatti la paz. è stata sottoposta anche ad espianto protesico a dx.”

Condividendo appieno gli esiti della CTU il Tribunale ritiene sussistente  una responsabilità diretta della Struttura Sanitaria per fatto proprio in relazione sia alla mancata sterilizzazione del campo operatorio, sia perché deve rispondere del fatto del proprio dipendente.

Venendo al quantum debeatur il CTU ha riconosciuto postumi permanenti nella misura del 15% e in applicazione delle Tabelle milanesi viene liquidato euro. 26.941,00 per D .B. (15%); euro. 3.663,00 (I.T.T.);  euro 990, 00 (I.T.P. 50%); euro 495,00 (I.T.P. 25%).

Passando alla questione relativa alla liquidazione del cosìdetto danno biologico intermittente – come sollevata dalla parte convenuta – (così definito al fine di individuare quel danno alla salute compreso nell’intervallo di tempo che va dalla lesione alla morte del danneggiato), il Tribunale opta  per quel criterio – elaborato dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano – che utilizza come parametro il risarcimento annuo mediamente corrisposto ad ogni percentuale invalidante secondo i valori monetari individuati nelle tabelle di Milano, valore che corrisponde al rapporto tra il risarcimento medio (cioè la media matematica per ogni percentuale di invalidità tra il quantum liquidabile ad un soggetto di anni uno e quello liquidabile ad un soggetto di anni 100) e l’aspettativa di vita media (cioè la vita potenziale di un soggetto di età compresa tra anni uno e anni 100 a prescindere d al sesso di appartenenza). Si ottiene cioè un valore (risarcimento medio annuo) che in sostanza è la distribuzione annua, in funzione dell’aspettativa di vita media, della massa risarcitoria media per ogni percentuale invalidante.

Per il danno intermittente viene liquidato l’importo di euro 13.000,00 e viene respinta la invocata personalizzazione del danno  per difetto di allegazioni specifiche.

Avv. Emanuela Foligno

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