Steve Narod dell’Università di Toronto ha sollevato recentemente su un articolo de Il Fatto Quotidiano delle perplessità per quanto riguarda i troppi interventi al seno nei casi di tumore. Queste criticità si aggiungono ai casi di operazioni ben più famosi come quello di Angelina Jolie. Per saperne di più sui tumori al seno e, in generale, sugli interventi di chirurgia plastica, abbiamo sentito il nostro esperto, il chirurgo senologo Antonio Caramanica.


Dott. Caramanica, per Steve Narod professore di epidemiologia dell’università di Toronto  “Scompaiono da soli il 10 per cento dei tumori al seno impalpabili di 2 centimetri, il 50 per cento dei tumori al seno di 1 centimetro e il 99 per cento dei tumori al seno di 1 millimetro” Cosa può dirmi a riguardo?

Purtroppo non so a  cosa si riferisce per  regressione dei tumori del 99 %. Come fa a sapere che quella cosa che ha visto al millimetro è un tumore quando l’unico strumento di diagnosi, per sapere se è un tumore o meno, è una biopsia  o un ago aspirato?  Mi riservo di avere più notizie su questo studio. In ogni caso, la chirurgia rimane fondamentale nel trattamento del tumore alla mammella. La chirurgia rimane la tecnica che ha permesso di  ottenere,   da duecento anni a questa parte, da morti sicure e certe e da sopravvivenza a vent’anni  del 20% (dell’era pre-chirurgica) a sopravvivenza immediata del 50% dell’era post- chirurgica. Attualmente la sopravvivenza è salita fino all’80%. Quindi questa demonizzazione della chirurgia la ritengo eccessiva.

Tumori al seno e cure eccessive. Si è parlato molto del caso di Angelina Jolie e degli interventi preventivi e radicali. Qual è il suo parere in proposito?

E’ documentato che il 5% dei tumori ha carattere ereditario. Nei pazienti che hanno questa alterazione ereditaria, dal 50 all’80 percento incontro, nell’arco della vita, ad un tumore alla mammella. Ora, non è che tutte le pazienti debbono essere operate di mastectomia  come nel caso della Jolie a priori. C’è da dire questo. La paziente che sa di andare incontro al  50/80% di probabilità di avere un tumore alla mammella ha due vie di scelta:

o togliere le mammelle per diminuire questo rischio, o sapendo che ha questo rischio molto elevato può sottoporsi ad un’attenta osservazione sanitaria , con visite 3/4 volte l’anno, con risonanza ecc.

Il problema risiede nell’informazione. Poi c’è chi come Angelina Jolie decide di fare questo intervento. La paziente può decidere se “mutilarsi” in età anche abbastanza giovane , visto l’età di insorgenza di questi tumori.

Diciamo che quello che facciamo noi chirurghi è fare  una proposta e dare un’informazione, libera. E’ un’informazione che viene da un gruppo, da un counseling con gli psicologi. Diciamo al paziente: “tu hai questo rischio quindi che vuoi fare? Vuoi abolire quel 50/80 percento di probabilità? (il rischio non si riduce a zero ma resta comunque quel 10/15 %  di tessuto in cui può insorgere un cancro). Oppure vuoi fare un’attenta sorveglianza sanitaria ben sapendo che hai 80 possibilità su 100 che insorga un tumore?”

Penso che  la cosa migliore da fare se la paziente ha una forte familiarità di questi casi in famiglia, di tumore  insorto in età giovane,  e quindi ha quella serie di fattori di rischio che prevede che ci possa  quell’alterazione cromosomica, sia quella di proporre un test.  Da questo test esce fuori la possibilità che ha di ammalarsi o meno di questo cancro. Dopodiché, attraverso un consulto psicologico, chirurgico, anche familiare, la paziente decide (non serenamente perché la decisione non è mai facile) se prendere una via o l’altra. La via che ha deciso di prendere Angelina Jolie, ormai, è conosciuta. Quello che non si sa è che tante altre donne hanno preso questa decisione. Quello della Jolie è semplicemente il caso più eclatante.

Chirurgia estetica. Dottore, secondo lei, ci sono troppi interventi chirurgici al seno? E soprattutto quanto i pazienti sono informati della non riuscita degli interventi? 

Gli interventi sono sicuramente eccessivi. C’è un abuso per quanto riguarda questa tipologia di interventi. Oggi si regala un intervento al seno come regalo per i 18, per i 40 anni, per l’anniversario di matrimonio. Questi interventi sono ormai diventati, passatemi il termine, dei “gadget”. Ritengo che quando si parla di salute, dal mio punto di vista, a meno che non sorga un problema eclatante come nel caso di una megalomastia – come nel caso di un seno così grande da portare problemi di postura –  l’intervento deve essere evitato.

Questi interventi creano all’interno della mammella delle cicatrici che rendono più difficoltoso una diagnosi di neoplasia, soprattutto negli stadi precoci. Questi interventi al seno creano delle lesioni che non facilitano la scoperta della malattia. Difficoltà diagnostica, interventi chirurgici sempre maggiori e informazione. Questi sono i tre punti fondamentali. L’informazione è indispensabile dal punto di vista medico legale. E’ fondamentale che il medico esponga al proprio paziente i possibili rischi. La maggior parte dei chirurghi da il consenso alle pazienti scritto in modo molto particolareggiato anche dieci giorni prima dell’intervento in modo tale che la persona ha il tempo giusto per leggere l’informativa. Così agiscono i chirurghi plastici seri. Altri, invece, mostrano semplicemente delle foto di risultati precedenti e la storia finisce lì. Concludo dicendo che il consenso informato particolareggiato, chiaro e sereno è una garanzia soprattutto per l’operatore, per il chirurgo plastico, ancor prima per la paziente.

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