Il vademecum dell’esperto su come riconoscere i sintomi dell’ipertermia e prestare il primo soccorso

È arrivata l’estate e, insieme al caldo, il rischio di ipertermia. L’ipertermia – comunemente nota come “colpo di calore” – è una condizione in grado di provocare sintomi gravi e le cui cause sono imputabili a un aumento improvviso della temperatura corporea. È quindi importante agire con tempestività, intraprendendo la terapia adeguata il prima possibile, a seconda della causa scatenante.

Durante i periodi di afa estiva, infatti, trovarsi in luoghi in cui il caldo e l’umidità raggiungono livelli critici aumenta le probabilità di andare incontro a un colpo di calore. L’ipertermia può manifestarsi a qualsiasi età, ma i soggetti più a rischio sono normalmente i bambini, gli anziani, chi svolge attività fisica impegnativa con una temperatura ambientale superiore ai 30°, chi si sposta repentinamente da climi più freddi a climi più caldi e chi soffre di determinate patologie come diabete, obesità ed insufficienza cardiaca cronica.

Si stima che quasi un quarto degli accessi al pronto soccorso nel periodo estivo siano legati a casi di ipertermia che, solitamente, si verifica quando si sottopone il proprio corpo a uno stress termico, esponendosi al sole nelle ore più calde del giorno senza le adeguate protezioni. In sintomi, però, possono anche manifestarsi in assenza di esposizione diretta al sole e in giornate non particolarmente calde con un tasso di umidità del 90%.

Ma quali sono i campanelli d’allarme e come fare per riconoscere il malore?

“Il colpo di calore (ipertermia) – spiega il Dr. Marco Bordonali, Direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giuseppe di Milano Gruppo MultiMedica – si manifesta con un quadro progressivo inizialmente caratterizzato da confusione mentale, crampi muscolari, nausea e vomito. In questo stadio la sudorazione copiosa cerca di eliminare il calore in eccesso, ma quando questo meccanismo di compensazione non è sufficiente, si instaura il colpo di calore vero e proprio”.

In queste circostanze, la temperatura corporea può salire fino a 39°-40° e il quadro neurologico diventa progressivamente più grave. Possono insorgere agitazione, aggressività, cefalea insopportabile, perdita di coscienza secondaria e diminuzione della pressione arteriosa dovuta alla disidratazione.

Ma bisogna prestare attenzione perché, sopra i 40°, il colpo di calore può degenerare in coma per iniziale danno cerebrale e sopra i 41° inizia il processo di morte cerebrale che diventa irreversibile per temperature interne sopra i 45°.

“A livello della cute – prosegue il Dott. Bordonali – si assiste a un iniziale arrossamento per dilatazione dei capillari che cercano di portare più calore verso la pelle; in caso di non intervento l’abbassamento della pressione, a seguito della disidratazione, provoca un sequestro di sangue verso gli organi interni e la cute diviene pallida o cianotica. In questa fase si associa il senso di freddo e brivido”.

Cosa fare, dunque, in caso di ipertermia?

Innanzitutto, intervenire tempestivamente al manifestarsi dei primi sintomi è fondamentale per evitare il peggio, tenendo conto che il colpo di calore è sempre una condizione di emergenza che richiede un intervento immediato”.

Ecco quindi un vademecum, stilato dal Dott. Bordonali, con le azioni da intraprendere per contrastarlo:

1) Il primo passo è abbassare la temperatura della persona colta dal malore, che deve essere portata immediatamente all’ombra e, se possibile, in un luogo fresco.

2) Devono essere rimossi i vestiti e devono essere messe in atto delle misure per abbassarne il più possibile la temperatura corporea. Può essere utile, ad esempio, avvolgere il corpo in asciugamani imbevuti in acqua fredda e applicare del ghiaccio a livello della testa, della nuca, del torso, dell’inguine avendo cura di non posizionare il ghiaccio direttamente sulla pelle ma interponendo dei sacchetti di plastica avvolti in panni o fazzoletti.

3) In queste fasi è opportuno controllare periodicamente la temperatura per monitorare l’efficacia di quanto messo in atto e per evitare una pericolosa discesa troppo rapida della temperatura.

4) Se la persona è cosciente è importante cercare di reidratarla con acqua e, in tutte le fasi, va tenuta sotto controllo la frequenza cardiaca per essere pronti ad eseguire la rianimazione cardio-polmonare in caso di arresto.

Questi gli accorgimenti per il primo soccorso. Ma per evitare l’insorgenza di un fenomeno di ipertermia cosa bisogna fare?

“Durante una prolungata esposizione al sole si devono sempre evitare il surriscaldamento e la disidratazione – precisa il Dr. Bordonali – l’abbigliamento deve essere leggero, i vestiti ampi per facilitare la traspirazione cutanea ed è sempre utile indossare un cappello per riparare la testa. Vanno evitati gli sforzi fisici nelle ore più calde e gli spazi ristretti e affollati, non bisogna rimanere in auto esposte al sole per lunghi periodi e, in caso si debba rimanere all’aperto in luoghi assolati, è fondamentale idratare l’organismo per compensare i liquidi persi con la sudorazione evitando alcol e caffè.

Infine, è bene ricordare la pericolosità del binomio “calore-umidità”, che spesso caratterizza l’estate in città: è la miscela che innesca un processo che rapidamente può diventare irreversibile.

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