Il termine triennale di prescrizione per la decorrenza della rendita Inail inizia dalla consapevolezza circa l’esistenza della patologia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante (Tribunale di Velletri, Sez. Lavoro, Sentenza n. 1308/2021 del 21/09/2021 RG n. 4270/2019

Il lavoratore conviene in giudizio l’Inail chiedendo il riconoscimento della malattia professionale per cui aveva proposto domanda amministrativa in data 18.07.2017 (discopatia lombare in spondiloartosi con sofferenza neurogena cronica L4 dx) .

L’Istituto rigettava la domanda sull’assunto che erano “trascorsi i termini prescritti dalla legge per richiedere la prestazione”.

Il ricorrente, premesso di essere in pensione dal dall’1.08.2015 e di avere lavorato dal 18.11.1982 all’1.09.1999 con le mansioni di autista di autobus di linea, sostiene che, in virtù dell’attività lavorativa espletata per molte ore al giorno (turni per di una media di 6 ore e 20 minuti per 5 giorni a settimana) alla guida di vetture mal funzionanti e con sospensioni rigide, nonché utilizzando sedili in cattivo stato di manutenzione che risultavano rigidi o eccessivamente molleggianti, subiva continui micro e macrotraumi che, uniti alla prolungata postura obbligata, hanno inciso negativamente sulla sua colonna vertebrale.

L’Inail costituendosi in giudizio deduce che la patologia di cui è affetto il ricorrente è da questi conosciuta sin dal 2012 per cui eccepisce la prescrizione del diritto, ex art. 112 del T.U. 1124/65.

Il Tribunale dispone prove testimoniali e CTU Medico-Legale.

Preliminarmente il Giudice dà atto che quando la lavorazione e la patologia di cui è affetto l’assicurato sono incluse nelle apposite tabelle, e sempre che la patologia si sia manifestata entro il periodo (cd latenza) anch’esso indicato in tabella, si applica la presunzione di eziologia professionale della patologia sofferta dal lavoratore, con il conseguente onere di prova contraria a carico dell’Istituto.

In punto di tutela assicurativa delle malattie professionali, la tabellazione rappresenta l’approdo e la cristallizzazione di giudizi scientifici specifici sull’esistenza del nesso di causalità.

Ergo, al lavoratore è sufficiente dimostrare di essere affetto dalla patologia tabellata e di essere stato addetto alla lavorazione nociva, anch’essa tabellata (cd esposizione al rischio).

Invece, l’Inail dovrà dimostrare la dipendenza dell’infermità da una causa extra -lavorativa, oppure il fatto che, per la sua rapida evolutività, o per altra ragione, la patologia non sia ricollegabile all’esposizione al rischio, avuto riguardo ai tempi di esposizione allo stesso e di manifestazione della patologia.

Ne deriva che, per escludere la tutela assicurativa, è necessario accertare, rigorosamente e inequivocabilmente, che vi sia stato l’intervento di un diverso fattore patogeno, che da so lo abbia cagionato la tecnopatia.

Nel caso, invece, di malattia professionale non tabellata, o a eziologia multifattoriale, la prova del nesso di causalità grava sul lavoratore, e deve essere valutato dal Giudice in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell’origine professionale, questa può essere ravvisata solo se vi sia un rilevante grado di probabilità .

Inoltre, vi è da considerare, come chiarito dalla Suprema Corte, che è comunque sufficiente il cd rischio ambientale.

Ed ancora, va considerato il principio di diritto secondo cui: “Nella materia infortuni sul lavoro e malattie professionali trova diretta applicazione la regola contenuta nell’art. 41 cod. pen., per cui il rapporto causale tra evento e danno è regolato dal principio dell’equivalenza delle condizioni, secondo il quale va riconosciuta efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, a determinare l’evento, sicché solo qualora possa ritenersi con certezza che l’intervento di un fattore estraneo all’attività lavorati va sia stato di per sé sufficiente a produrre la infermità deve escludersi l’esistenza del nesso eziologico richiesto dalla legge”.

Ciò posto, venendo alla prescrizione del diritto al riconoscimento della malattia professionale, nel regime attuale la manifestazione della malattia professionale, rilevante quale dies a quo per la decorrenza del termine triennale di prescrizione di cui all’art. 112 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, può ritenersi verificata quando la consapevolezza circa l’esistenza della patologia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, che costituiscano fatto noto, come la domanda amministrativa, nonché la diagnosi medica contemporanea, dai quali la malattia sia riconoscibile per l’assicurato.

In definitiva, per la decorrenza della rendita Inail è necessario stabilire l’epoca in cui il ricorrente ha avuto consapevolezza dell’esistenza della malattia; della sua origine professionale; del raggiungimento della misura minima indennizzabile; e ciò sulla base di eventi oggettivi ed esterni alla sua persona e che costituiscono fatto noto.

Nell’anno 2014 il ricorrente veniva sottoposto a vista periodica dal Medico aziendale e riconosciuto idoneo alla mansione, conseguentemente l’eccezione di prescrizione triennale è infondata.

Venendo all’esistenza del rischio lavorativo, le prove testimoniali hanno confermato lo svolgimento delle mansioni lavorative e delle modalità lavorative svolte dal ricorrente.

Il CTU ha accertato che il ricorrente è affetto da “Discopatia lombare in spondiloartrosi con sofferenza neurogena cronica L4 a destra” e che “per la valutazione del caso si deve fare riferimento all’Elenco delle malattie di probabile/possibile origine lavorativa promulgato con D.M. 10.6.2014 che inscrive nella Lista 1 (Gruppo 2 n. 12: Malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità ) la patologia “Ernia discale lombare causata dalle vibrazioni trasmesse al corpo intero per le attività di guida di automezzi pesanti “. …..”… nel caso in cui risulti accertato che gli agenti patogeni lavorativi siano dotati di idonea efficacia causale rispetto alla patologia diagnosticata, quest’ultima dovrà essere considerata di origine professionale, pur se sia accertata la concorrenza di agenti patogeni extralavorativi (compresi quelli genetici) dotati anch’essi di idonea efficacia causale senza che sia rilevante la maggiore o minore incidenza nel raffronto tra le concause lavorative ed extralavorative. Il DVR acquisito dall’Inail è stato redatto il 15.10.2015, ovverosia in epoca successiva al pensionamento del ricorrente avvenuto in data 1.08.2015 dopo avere svolto oltre 30 anni di attività di autista, preceduti da altri 6 anni di attività svolta quale bracciante agricolo. “

Ed ancora, rileva il CTU “ la condotta di un autobus di trasporto pubblico urbano comporta un impegno orario quotidiano di 6 ore e 20 minuti con l’ovvia impossibilità per tutta la sua durata di effettuare pause e di cambiare posizione. Tale fattore rappresenta un ulteriore fattore di stress per il rachide, soprattutto lombare. Il fatto di mantenere una posizione fissa durante il lavoro può comportare rischi per il sistema muscolo -scheletrico a causa delle posizioni assunte e mantenute per tempi prolungati, e dei movimenti che vengono compiuti. A livello della colonna vertebrale, mantenere una postura scorretta può portare all’alterazione delle curve fisiologiche, con comparsa di artrite o rischio di ernie discali, che possono presentarsi sia a livello lombare che a livello cervicale. A ciò si aggiunga che l’attività di autista di mezzi pesanti è sicuramente più gravosa poiché sono presenti vibrazioni e sollecitazioni micro-traumatiche dovute ai movimenti del veicolo. Sussistono validi motivi per ritenere di origine professinale la patologia “Discopatia lombare in spondiloartrosi con sofferenza neurogena cronica L4 a destra” di cui è affetto il ricorrente. Per quanto concerne la valutazione del correlato grado di menomazione, in considerazione delle risultanze dell’esame obiettivo e del fatto che non risultano documentate vere e proprie ernie, ma solo protrusioni discali, seppure presenti a più livelli (L2 -L3, L3 -L4 e L4 -L5) e associate al rilievo strumentale di una sofferenza neurogena cronica L4 a destra, può essere quantificata fin dalla data della domanda amministrativa una misura dell’8% avuto riguardo alla previsione di cui alla voce 214 della tabella delle menomazioni prevista dal D.lgs. n. 38 del 23 febbraio 2000.”

Il Tribunale condivide le conclusioni del Consulente e condanna l’Inail ad erogare la previdenza di legge a favore del ricorrente.

Spese processuali e di CTU vengono poste a carico dell’Istituto.

Avv. Emanuela Foligno

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