La denuncia di Aiga: il 69% di ricorsi dichiarati inammissibili

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I dati sulle pronunce di inammissibilità da parte della Cassazione preoccupano i giovani avvocati di Aiga, che rilevano il trend molto negativo

Preoccupa l’alto numero di ricorsi ritenuti inammissibili dalla Cassazione penale nel 2017: è la denuncia di Aiga, che parla di almeno del 69% dei ricorsi.

Lo scorso anno, infatti, sarebbero stati circa 39mila su un totale di 56.760, i ricorsi dichiarati inammissibili dalla Cassazione penale. Questo ha significato un incremento di ben 7 punti percentuali rispetto al 2016.

A dirlo è proprio la denuncia di Aiga, che ha affidato a una nota la propria preoccupazione.

L’associazione dei giovani avvocati italiani parla infatti di “trend sorprendente”.

A firmare la nota è il componente di giunta e coordinatore Area Sud, Domenico Attanasi.

Per Attanasi, il dato “desta ancora maggiore preoccupazione se letto in combinato disposto con i contenuti della recente riforma Orlando”.

Una riforma, prosegue Attanasi, che “ha introdotto nuovi formalismi (tra i quali il divieto per l’imputato di proporre ricorso personalmente) e ha aggravato le sanzioni per l’ipotesi di inammissibilità, con l’obiettivo dichiarato di deflazionare il carico pendente in sede di legittimità”.

Insomma, l’impianto generale della riforma, sembra rivolto a ridurre il numero di ricorsi.

“Sono state modificate le norme che consentivano in alcuni casi la ricorribilità in cassazione di provvedimenti diversi dalle sentenze pronunciate all’esito del dibattimento – prosegue Attanasi – o, comunque, da autorità diverse dalla corte d’appello”.

Non solo.

“È stata introdotta – continua il coordinatore – la norma secondo la quale, se una sezione della corte ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, deve rimettere a quest’ultime la decisione del ricorso (art. 618, comma 1 bis, c.p.p.)”.

Oltre a questo è stata “prevista la possibilità di aumentare ‘fino al triplo’ la somma da versare alla cassa delle ammende se il ricorso è dichiarato inammissibile (art. 616 c.p.p.)”.

E, ancora, è stata introdotta la possibilità di dichiarare “l’inammissibilità del ricorso ‘senza formalità di procedura’ nei casi contemplati dall’art. 610, comma 5 bis, c.p.p.”.

Pertanto, se il metro di valutazione assunto dai giudici di piazza Cavour relativamente alle inammissibilità restasse invariato, Aiga sostiene sia ragionevole attendersi “una crescita esponenziale delle relative declaratorie”. E questo con una ulteriore “frustrazione del diritto dell’imputato alla celebrazione dei tre gradi di giudizio”.

Da queste considerazioni, contenute nella denuncia di Aiga, arriva l’auspicio per degli specifici interventi legislativi.

Azione che “restituiscano centralità alla domanda di giustizia in materia penale, valorizzando la sua dimensione sostanziale e non quella meramente formale”.

Da parte sua, l’Aiga intende fare la propria parte. Come?  “Continuando a sostenere l’esigenza della specializzazione del ceto forense – conclude Attanasi – ciò sia per offrire alla propria utenza prestazioni adeguate, sia per sottrarre agli organi legislativi e giurisdizionali qualsivoglia eventuale giustificazione rispetto all’introduzione di ulteriori limiti per l’accesso alla domanda di giustizia”.

 

 

 

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