Quattro mesi di sospensione dall’esercizio della professione forense per quell’avvocato che, non curante delle comunicazioni della controparte, disponibile ad onorare il debito nei confronti del suo cliente, ha ugualmente dato avvio all’azione esecutiva

La vicenda

Il consiglio dell’ordine professionale aveva disposto, con proprio provvedimento, la sospensione dall’esercizio della professione forense per la durata di un anno a carico di un avvocato, accusato di aver posto in essere troppe violazioni al codice deontologico.
Il procedimento disciplinare era stato promosso a seguito della segnalazione di alcune inosservanze che il predetto difensore avrebbe compiuto nell’esercizio della professione; in particolar modo, quella di non aver dato risconto alla comunicazione di un collega, in ordine alla disponibilità della controparte di corrispondere le somme a copertura del debito nei confronti del proprio assistito, invitandolo ad inviargli i relativi conteggi.
Egli, per tutta risposta, aveva comunque provveduto a dare avvio alla procedura esecutiva senza avvisare il collega di controparte, per di più aggravando inoltre, la posizione della debitrice con onerose e plurime iniziative giudiziali, senza che esse corrispondessero di fatto, ad una effettiva necessità di tutelare le ragioni dei propri clienti.
Al predetto avvocato, era stato anche contestato di aver esposto, nella redazione degli atti di precetto, voci relative a spettanze non dovute ex lege o non dovute nella misura indicata, di aver omesso di applicare i disposti di legge che regolamentavano l’entità dei compensi dovuti agli avvocati e di aver omesso di osservare i principi di lealtà e correttezza nello svolgimento dell’attività professionale.

La decisione

Nel ribadire la fondatezza degli addebiti, il Consiglio Nazionale Forense aveva posto in rilievo che la condotta del predetto avvocato non soltanto era contraria all’art. 49 del codice disciplinare forense, per quel che concerneva l’aggravamento senza necessità della posizione debitoria della controparte, ma aveva altresì, violato le disposizioni che prevedevano l’obbligo di mantenimento di una condotta improntata a lealtà e correttezza nei riguardi dei colleghi.
Ebbene la decisione ha trovato conferma anche nel giudizio di legittimità.
A detta degli Ermellini , infatti, la pronuncia del CNF era coerente e immune da vizi e perciò, non suscettibile di censura.

La redazione giuridica

 
Leggi anche:
L’AVVOCATO VA LIQUIDATO IN BASE AL VALORE DELLA INTERA MASSA EREDITARIA

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui