Respinto il ricorso di un datore di lavoro, accusato di aver provocato lesioni gravi a un dipendente per la mancata adozione di misure necessarie alla tutela dei lavoratori

Con la sentenza n. 32260/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un datore di lavoro condannato, in sede di merito, per il reato di cui all’art. 590 cod.pen. per avere, in cooperazione colposa con altri, cagionato lesioni gravi a un dipendente, il quale, nel trasportare un carrello retrattile a guida laterale per prelevare merci, “collideva con altro carrello a guida frontale, fermo nel corridoio, con colpa consistita nella violazione degli artt. 2087 cod.civ. e 15,17,55,71,163, in relazione al punto 1.4.10 dell’allegato IV, del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, non avendo adeguatamente valutato i rischi, non avendo creato un’area, all’interno del magazzino, adibita a parcheggio temporaneo dei carrelli elevatori e non avendo installato specchi in punti opportuni al fine di eliminare angoli morti che limitavano la visibilità”.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente eccepiva la violazione di legge, il vizio di motivazione ed il travisamento della prova, atteso che la colpa del datore di lavoro era stata ravvisata nella mancata previsione di una disciplina che impedisse di parcheggiare i carrelli nel corridoio senza, tuttavia, individuare la norma cautelare che impone la realizzazione di una specifica area di sosta per i carrelli elevatori nell’ambito di un magazzino, non potendo ricavarsi tale precetto dall’art. 1.4.10 dell’allegato IV del d.lgs. n. 81 del 2008, che si riferisce solo ai materiali e non ai mezzi di movimentazione, inclusi nella circolazione, di cui, dunque, non costituiscono un ostacolo, e travisando la prova in ordine ad un asserito caos, desunto da segnalazioni riferite ad altri anni ed ad altre aree del magazzino, ed, inoltre, senza accertare il nesso di causalità tra tale omissione ed il sinistro, che si sarebbe potuto verificare ugualmente in considerazione del passaggio di altri carrelli, per i quali, comunque, vi era spazio sufficiente.

Il datore deduceva, inoltre, la lacunosità e contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata, che non aveva risposto alle puntuali deduzioni difensive dell’appello, dirette a negare la situazione di caos all’interno del magazzino, la incertezza della posizione del carrello e l’attendibilità della persona offesa, e la illogicità del ragionamento svolto, secondo cui, pur non potendosi accertare la veridicità della versione dei fatti della vittima (in ordine al mancato funzionamento del freno), esclusa dalla perizia della difesa, si era confermata la sua attendibilità.

Gli Ermellini hanno ritenuto le doglianze manifestamente infondate.

Secondo la ricostruzione dei giudici di merito, l’infortunio si era verificato a causa della collisione del carrello condotto dalla vittima, immessasi, dopo una curva, in un corridoio, con un altro mezzo ivi parcheggiato, senza alcuna specifica ragione, come tollerato e consentito in azienda, non esistendo all’epoca dei fatti alcuna area destinata al parcheggio, nonostante le segnalazioni pervenute in ordine alle connesse problematiche.

Nella sentenza di primo grado si era precisato che “l’incidente non si sarebbe verificato se il collega (allontanatosi per una banale pausa caffè) non avesse parcheggiato il mezzo in quel punto”. L’omissione colposa del datore di lavoro era stata individuata nella mancata adozione di misure necessarie alla tutela dei lavoratori nelle operazioni di circolazione – misura identificata dai giudici di merito con la creazione di un’area di parcheggio al fine di prevenire l’intralcio al passaggio dei mezzi costituito dalla presenza di veicoli in sosta o, comunque, con altre azioni idonee ad evitare il pericoloso ingombro.

“Alla luce di tale puntuale ricostruzione, deve, in primo luogo, rilevarsi – hanno evidenziato dal Palazzaccio – che le norme cautelari, la cui violazione ha causato l’infortunio del lavoratore, risultano individuate con precisione già nel capo di imputazione – in particolare l’art.15, lett. a, b, e c, del d.lgs. n. 81 del 2008, che impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, la programmazione della prevenzione e l’eliminazione dei rischi o, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo, obblighi il cui contenuto va definito alla luce degli allegati del provvedimento normativo in esame, tra cui l’allegato IV, che, nello stabilire i requisiti dei luoghi di lavoro, si sofferma sulla sicurezza delle vie di circolazione, prescrivendo una serie di cautele e precauzioni, tra cui, al punto 1.4.10, la necessità che le stesse siano sgombre da materiali che possano ostacolare il transito. Il sostantivo “materiali” non può essere interpretato in senso restrittivo, come proposto dal ricorrente, e, quindi, contrapposto ai mezzi destinati al transito e alla movimentazione delle merci. Difatti, gli stessi veicoli integrano oggetti materiali, suscettibili di essere ricompresi nel genus richiamato dal 1.4.10, laddove, non essendo in movimento, possano tradursi in ingombro della via di transito e in un intralcio alla circolazione. A ciò si aggiunga che, sebbene non sia espressamente prescritta la creazione in un magazzino di un’area di parcheggio, proprio il punto 1.4.10 dell’allegato IV al d.lgs. n. 81 del 2008 tendenzialmente esclude che i veicoli in sosta possano essere lasciati sulle vie di transito ed il successivo punto 1.4.11 impone, laddove non possa adottarsi altra precauzione più efficace, un’adeguata segnaletica”.

Parimenti la decisione individuava, in modo logico ed ineccepibile, il nesso di causalità tra la condotta colposa del datore di lavoro e l’infortunio, conformemente al principio secondo cui, nel reato colposo omissivo improprio il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva. Nel caso in esame, al contrario, il ricorrente si era limitato ad ipotizzare la verificazione dell’infortunio con modalità diverse (e, cioè, dovuto alla collisione tra due veicoli in movimento) o la mancata verificazione dell’infortunio, stante la sufficienza dell’area al passaggio del muletto nonostante la presenza del carrello in sosta. Si trattava, però, della prospettazione astratta di avvenimenti diversi rispetto a quello realmente avvenuto, che non incideva sulla ricostruzione dei fatti.

La redazione giuridica

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