Il medico del pronto soccorso che perde tempo a fare le paternali quando sarebbe stato meglio aver avuto il tempo per riflettere e curare bene il paziente!

Si, inizio proprio così questo articolo in quanto se da un lato, con sforzo, si possa giustificare il collega che ha voluto fare il buon padre di famiglia (a fini educativi), dall’altro critico lo stesso collega di aver sottovalutato la clinica e l’anamnesi infortunistica del paziente che si è presentato al suo cospetto licenziandolo dal PS con una grave lesione neurologica e con le seguenti note e prescrizioni “PROFITTARE DALLA CIRCOSTANZA PER TRARRE INSEGNAMENTO SULL’ASSUNZIONE IN MODO APPROPRIATO DI ALCOOLICI”. Beh, cosa dire?

Come potete leggere dalla relazione allegata, esistevano tutti i criteri previsti dalle linee guida per sottoporre a TC cranica il paziente e fare diagnosi precoce ed evitare un grave maggior danno che ha cambiato la vita al paziente e a tutta la sua famiglia (compreso il fratello che ha subito un grave danno psichico).

Ma direi comunque che… in compenso gli ha insegnato l’educazione!

Tralasciando questo aspetto, parliamo di medicina legale e del maggior danno della questione di cui si tratta. Poche parole che debbono far comprendere il significato e l’importanza di questo concetto.

Un concetto che si basa innanzitutto su di un altro, ossia quello del giudizio controfattuale. Ricostruire i fatti secondo la migliore best practice permette di quantificare il danno differenziale e quindi valutare le conseguenze del fatto illecito.

In questo caso cosa sarebbe successo se il medico di PS avesse sospettato una lesione post traumatica midollare?

Avrebbe effettuato una Tc e avrebbe verosimilmente fatto diagnosi (come commentato nella perizia allegata).

Ma lo spunto interessante è questo: come calcolare gli esiti attesi di una cura adeguata?

Il ragionamento descritto in perizia non è del medico legale, ma dello specialista neurochirurgo “forense” che ha motivato gli esiti su base statistica personalizzando il caso specifico. Questo modo di procedere è quello ideale in quanto la sola “legge statistica” può spesso non avvicinarsi alla realtà anche se a volte non può essere personalizzata (vedi i casi oncologici ad esempio).

Insomma, lo spunto del neurochirurgo (che fa molta attività forense) è un’ottimo riferimento da prendere ad esempio per le valutazioni del maggior danno nei casi di malpractice medica.

Dr. Carmelo Galipò
(Pres. Accademia della Medicina Legale)

CARTELLE CLINICHE

MEMORIA MEDICO-LEGALE

 

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