Il camice bianco si era rifiutato di intervenire a domicilio per somministrare a una donna malata terminale degli antidolorifici invitando il figlio della signora a rivolgersi al 118

Era finito a processo per omissione di atti d’ufficio. Si sarebbe sottratto, secondo l’ipotesi accusatoria, all’adempimento del proprio compito, rifiutandosi, a luglio 2012, di visitare a domicilio una paziente malata terminale in preda a forti dolori notturni.
Nei suoi confronti il Pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 8 mesi, ma lo scorso novembre per l’imputato, guardia medica di 46 anni in servizio presso l’Azienda sanitaria di Bolzano, era arrivata l’assoluzione da parte del Tribunale perché il fatto non costituisce reato, ma con riferimento alla mancanza della prova.
La vicenda giudiziaria aveva preso le mosse dall’esposto del figlio della 92enne, consapevole dello stato di malattia dell’anziana madre, che si era rivolto alla guardia medica con l’intenzione di allievarne le sofferenze nelle ultime ore di vita mediante la somministrazione di antidolorifici.
La difesa aveva evidenziato il corretto operato del camice bianco, che aveva invitato il figlio della donna a rivolgersi  al 118 per il trattamento farmacologico. Come sostenuto dal consulente di parte in sede processuale la paziente aveva richiesto un medicinale che l’operatore sanitario non avrebbe potuto somministrarle direttamente; il medico avrebbe quindi operato in maniera limpida e corretta dirottando la paziente verso il servizio di emergenza urgenza.
Nelle scorse ore sono state rese note le motivazioni della sentenza di assoluzione da parte del giudice, secondo cui manca la prova certa “che l’imputato abbia avuto la consapevolezza che il contegno da lui assunto fosse omissivo (e dunque illecito) perché in violazione di quanto sarebbe stato tenuto a compiere”.
In uno dei passaggi centrali del il giudice afferma che “la valutazione del medico di non intervenire a domicilio per la somministrazione di una fiala di Buscopan, e di suggerire l’intervento del 118 per la somministrazione di morfina rientrava nella discrezionalità medica, spettante all’imputato quale guardia medica”. Di qui la sentenza di assoluzione che, tuttavia, potrebbe essere impugnata dalla Procura.
 
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