Respinto il ricorso di un uomo accusato del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare per non aver versato l’assegno mensile di mantenimento dovuto a moglie e figli

Due mesi di reclusione e 500 euro di multa. Questa la pena inflitta in sede di merito a un uomo finito a giudizio per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ai sensi dell’art. 570 del codice penale. L’imputato, nello specifico, era accusato di essersi sottratto all’obbligo di corrispondere l’assegno mensile di mantenimento in favore della moglie (600 euro) e dei tre figli minori (1.000 euro), nonché per aver omesso di versare le altre somme dovute per spese sanitarie, scolastiche ed altri obblighi.

Nell’impugnare la sentenza di appello il ricorrente ne contestava la motivazione contraddittoria e apodittica nella parte in cui aveva ritenuto sussistente il delitto contestato nonostante il solo parziale inadempimento e la possibilità della parte offesa e del nucleo familiare di origine di garantire i mezzi di sussistenza.

A suo giudizio, inoltre, non era stata adeguatamente valutata la intervenuta sentenza dichiarativa di fallimento, l’eseguito pignoramento dell’immobile con relativa istanza di vendita ed attestazione di disoccupazione rilasciato dal Centro per l’impiego, dati che davano conto dell’impossidenza economica del ricorrente.

Per la Suprema Corte, che si è pronunciata sul caso con la sentenza n. 12684/2020,  il ricorso è inammissibile.

Gli Ermellini hanno evidenziato come i giudici di merito avessero fatto pertinente riferimento ai principi della giurisprudenza di legittimità in base alle quali lo stato di bisogno dei figli minori, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta “in re ipsa” una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza. Il reato di cui all’art. 570, comma secondo, cod. pen., pertanto, sussiste anche quando uno dei genitori ometta la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori o inabili, ed al mantenimento della prole provveda in via sussidiaria l’altro genitore. Tale principio rende irrilevanti le deduzioni che vorrebbero far ritenere assente lo stato di bisogno solamente perché al mantenimento dei figli minori vi abbiano provveduto soggetti terzi, quali i familiari della parte offesa.

Il Collegio distrettuale aveva poi correttamente valorizzato la circostanza che il ricorrente aveva comunque provveduto al mantenimento di altro nucleo successivamente formato, “elemento che ha fondato la conferma proprio a cagione dell’assenza di elementi da cui poter inferire che l’incapacità economica dipendesse da un comportamento non colpevole del ricorrente”.

La Corte territoriale, inoltre, aveva rispettato i principi in più occasioni enunciati dalla Cassazione secondo cui l’incapacità economica dell’obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’art. 570 cod. pen., deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti.

Era stata infatti fornita completa risposta in ordine all’irrilevanza dell’allegata sentenza di fallimento, “tenuto conto che l’insolvenza risultava essere precedente di ben due anni rispetto all’intervenuta omologa della decisione da parte del Giudice civile – che di tale circostanza poteva avere contezza – le cui prescrizioni il ricorrente aveva omesso di osservare”.

La redazione giuridica

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