Continua l’interessante dibattito sul tema della Medicina Difensiva. Dopo le parole del Dr. Gregorio Maldini su QuotidianoSanità, ecco la risposta  e le riflessioni che un altro professionista ha affidato, invece, a «Responsabile Civile»

Caro Gregorio, come ci siamo già detti, molte delle tue perplessità sul mondo sanitario Italiano mi trovano perfettamente in accordo, ma come ebbi a dirti recentemente, molte delle tue affermazioni riguardanti la responsabilità medica in Italia sono legate a un tuo modo di vedere e vivere la sanità che molto riflette la nostra personale comune esperienza giovanile e il tuo vivere la chirurgia in un paese straniero.
Per non “allungare” troppo la mia risposta risponderò a punti come non è mai mia consuetudine, ma, forse, in questo caso, ben si adatta a renderti più chiara la situazione:

1) Giustamente (come vedrai spesso sono d’accordo con te) riferisci la mancata rete formativa dei giovani chirurghi italiani; io, avendo la tua età, ho vissuto esattamente ciò che denunci, ma il tempo non è più quello di allora e, per fare un esempio, la rete formativa della scuola di specializzazione in chirurgia generale dell’Università statale di Milano diretta dal Prof. Foschi ha saputo coordinare abilmente le strutture periferiche ospedaliere affidando ai primari i compiti necessari al training formativo che tu auspichi e che qui in Lombardia grazie a Foschi si sta realizzando.

Egli controlla personalmente la crescita di ognuno degli specializzandi a lui affidati e inviati ad altre strutture e (ne sono testimone) qualora non fossero stati realizzati gli interventi richiesti, il training formativo, le ore in riabilitazione e in pronto soccorso, ecco che attua immediatamente la rimozione del primario dal ruolo di professore a contratto e l’invio di quello specializzando ad altra sede.

Credimi, caro Gregorio, lo sforzo per cambiare è già in atto da alcuni anni, ma per favore non puoi sempre e soltanto ricordare cosa succedeva in anni lontani e, scusami davvero, mi darai ragione se ti dico che la differenza è tutta nel cuore degli uomini e nella passione che essi pongono nelle loro azioni. Ciò che accade o accadeva in Italia nei confronti di alcuni specializzandi dipendeva e dipende dal cuore di chi è deputato al loro insegnamento, ma questo, ne converrai, avviene anche nei tanto celebrati States!

Mi trovi ad abbracciarti e in completo accordo con te sul tema “sindacati” e sono in prima linea nel sorreggere la tesi della necessità assoluta della vera meritocrazia; in Italia, e questo è innegabile e triste, non è possibile licenziare un chirurgo che “vivacchia” , non si aggiorni e che è in apatia magari ad aspettare la pensione, pieno di diritti acquisiti e difesi ad oltranza dai sindacati.

2) Sul punto dei processi organizzativi sono in linea col tuo pensiero.

3) Il terzo punto, invece, va analizzato un poco più in profondità. Forse il tanto tempo passato lontano dalle nostre sale operatorie ti determina un quadro completamente scorretto della situazione. Se esiste una persona che è umile e sempre (forse troppo?) disponibile con i pazienti e i loro familiari vedendo in loro i volti di mio padre e di mia madre è il sottoscritto, ma credo che molti altri come noi appartengano a questo gruppo di cui vado fiero. Ma questo in Italia non solo non è sufficiente ma è, spesso (esperienza personale), deleterio. Le persone che mi hanno ferito con denunce ingiuste sono state proprio quelle a cui ho dedicato giorni, notti, festivi senza sosta sia prima che dopo l’intervento e forse proprio questo dato è ciò che mi ferisce di più.

Professionalmente mi sento ferito è vero, ma molto molto di più sul lato umano! E questo non solo non è giusto, è ampiamente scorretto; oggi in Italia le complicanze (dici che ne hai anche tu… chi non ha complicanze se lavora a ritmo serrato, se decide di operare interventi di chirurgia maggiore , se insomma fa il proprio lavoro?) sono trattate come errori personali e nel 90% dei casi risarcite dalle assicurazioni ospedaliere e la corte dei conti te ne chiederà conto… senza che, molte volte, tu sia a conoscenza di come siano state condotte le pratiche e senza che tu abbia la minima possibilità di dire: no, non ci sto! Questa pratica non va risarcita! In Italia, caro Gregorio, esiste ormai la massima “fai causa al medico… è come il maiale… qualcosa poi porti sempre a casa da mangiare!”. È semplicemente abominevole! Basta osservare il servizio delle Iene sul “lavoro” degli avvocati italiani e di come se ne approfittino anche quando non esiste (e ben lo sanno e il servizio lo denunciava apertamente) nessuna responsabilità perché tu abbia ben più delineata la situazione attuale. E tu mi vieni a parlare di training? Ma come è possibile donare passione per il lavoro più bello del mondo a un giovane specializzando che sa benissimo che sarà denunciato anche per il suo resoconto clinico sulla cartella (nell’ambito di una denuncia contro tutti!), come è possibile la formazione quando le scuole di specialità in chirurgia vanno deserte per la paura di contenziosi medico legali e – lo hai detto tu, io non sarei entrato nel merito – per uno stipendio che nei famosi States sarebbe considerato da morti di fame? Non vale la pena caro Gregorio di fermarsi un istante e riflettere, magari mentre osservi il tramonto alle Hawaii, come sia necessario preservare il futuro dei nostri giovani colleghi e dei pazienti da attacchi giudiziari “a prescindere” che inducono a scelte errate ma comprensibili di difesa personale.

Ancora una nota caro amico, nei famosi States (a parte il dolo) esiste il penale per atto medico? E mi chiedo, essendo in questo ignorante, hai negli States diritto automatico alla lite temeraria? Perché qui non è conseguenza diretta! E la tua assicurazione personale, sicuramente di grosso peso economico, quanto incide sul tuo reddito di chirurgo? Non voglio risposta… ma in cambio ti dirò che a me incide per il 15% del mio stipendio annuo!

Concludo dicendo che certamente osservare una tempistica di 48 ore in una pratica come la chirurgia significhi svilirla al rango impiegatizio, che le riflessioni dell’amico Gregorio sulla necessità assoluta di valorizzare la formazione e anche la qualità della chirurgia italiana sono non solo importanti ma di fondamentale richiamo per tutti noi e che la necessità di coltivare ancora il sogno che il mio tempo futuro sia ricco di rapporti umani con i miei pazienti, di grandi interventi, di occhi pieni di gratitudine che incidono molto più dello stipendio per rendere bella la mia vita, sia supportato da vera giustizia .

Chiediamo una legge che tuteli il chirurgo contro chi abusa del proprio diritto di rivalsa, una legge che riporti la classe chirurgica al ruolo che gli compete e che permetta al cittadino che si senta danneggiato dal chirurgo di essere sempre tutelato, ma senza permettersi di offenderne ingiustamente la dignità e l’umanità.

Marco A.Zappa
Direttore Dipartimento di chirurgia generale e d’urgenza Ospedale Fatebenefratelli Erba

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4 Commenti

  1. Gentile Prof. Zappa, condivido ogni Sua riflessione e parola. Guardare la nostra realtà da tanto lontano non rende possibile comprendere appieno ciò che in Italia succede ogni giorno. Di una cosa continuo a stupirmi… gli effetti della attuale situazione giudiziaria, dell’altalena di opinioni che la Cassazione ogni giorno ci fornisce, del crescere del contenzioso scriteriato non riguardano solo la medicina difensiva e i costi per lo Stato. Ascoltare medici che lentamente si arrendono sotto il peso di una situazione veramente insostenibile, mette a rischio l’intera collettività! Possibile che nessuno se ne renda conto? Possibile che il denaro “spillato” al medico di turno valga più della sicurezza di essere ben curati? Ciò che non mi spiego e che, sinceramente, inizia davvero a farmi paura è che nessuno si renda conto che a rimetterci, un domani, saremo tutti noi potenziali pazienti! Personalmente sto conducendo una campagna comunicativa e, con l’Accademia, abbiamo già predisposto una serie di iniziative di raccordo fra medici e pazienti ma, almeno per ciò che quotidianamente leggo, nessuno pare porsi il problema.
    Nell’attesa di poterLa conoscere, La saluto cordialmente.
    Avv. Gianluca Mari

  2. caro Prof Zappa, sono contento di sentire che la vita degli specializzandi di Milano sia in miglioramento. Così non è però ovunque nel resto di Italia. Non posso contare le richieste di training che giungono direttamente a me e agli altri colleghi dell’AISNA (associazione dei chirurghi italiani in Nord America). Per non parlare degli oltre 10000 (diecimila!) colleghi del gruppo Facebook “doctor s in fuga) che sono già partiti o in procinto di farlo, senza arrivare al caso drammatico e tragico di Luana Ricca. Ancora stento a credere che un neospecialista italiano sia in grado di fare fegato e pancreas con buoni risultati visto che anche negli USA da quando hanno ridotto a sole 80 ore a settimana i giovani attending hanno serie difficoltà nell’affrontare i casi complessi.
    La mia mal practice insurance e sui 35000 dollari l’anno. Nonostante faccia urgenze e casi complessi non sono ancora mai stato denunciato. Certo lavoro più di 48 ore a settimana, buona parte trascorsa a parlare con pazienti e familiari (lo specializzando fa spesso tutta l’operazione ma il consenso informato lo faccio sempre e solo io a tutti, anche agli homeless alle due del mattino). Gli avvocati ovviamente non lavorano gratis e assumono casi dove esiste una ovvia responsabilità del medico e nonostante ciò spesso il medico va assolto. Ovviamente trattandosi di un paese civile non esiste il penale nell’errore medico. Spesso non si arriva neanche in tribunale ma ci si mette d’accordo in via extragiudiziale. in sostanza se uno ha un leak in anastomosi dopo resezione anteriore non si viene denunciati (ci mancherebbe), certo se uno taglia il nervo accessorio durante una biopsia del collo o fa fuori la via biliare durante una colecistectectomia in elezione bisogna prepararsi a sedersi con un avvocato. Un caro saluto da Honolulu gregorio maldini

    • Il sottoscritto continua a condividere quanto scritto dal collega e ripeto (e di questo non mi stancherò mai!) che andrebbe certamente eliminato il penale per i medici da un lato, ma dall’altro i medici dovrebbero finirla di piangersi addosso come se fossero vittima delle scelte degli altri e non delle proprie.
      Un caro saluto
      Carmelo Galipò

  3. Caro Marco la email è gregoriomaldini@hotmail.com. ho due moto e due biciclette. I vulcani di big island superano i 4000 metri ma ci si può arrivare anche in macchina, se vuoi picchi più ripidi cerca su youtube manamana o olomana hikes (comunque semplici per un alpinista come te)

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