Secondo i dati diffusi dalla Società italiana malattie infettive e tropicali, 85 dei sanitari colpiti dal morbillo non erano vaccinati
“Ogni caso di morbillo è potenzialmente in grado di causare 16-18 casi secondari. E’ quindi assolutamente inaccettabile che un operatore sanitario non sia protetto e di conseguenza non protegga i suoi assistiti”. Il campanello di allarme è lanciato dalla Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit),
Su un totale di 2.295 casi in Italia registrati dall’inizio del 2018 al 30 settembre, la maggior parte riguardava persone mai vaccinate. Tra questi ben 100 casi riguardavano operatori sanitari, 83 dei quali non erano mai stati vaccinati, mentre 8 erano stati vaccinati in maniera incompleta.
I dati evidenziano poi come a rischio di contrarre questa malattia siano anche gli adulti non vaccinati o che non si siano infettati in età infantile. Tra questi – sottolinea il presidente Simit Massimo Galli – rientrano molte donne in età fertile. Queste “dovrebbero assolutamente vaccinarsi prima di intraprendere una gravidanza”.
Altrettanto necessario, per Galli, “è provvedere alla vaccinazione degli operatori sanitari non vaccinati e che non abbiano contratto il morbillo nell’infanzia”.
La Simit ricorda che, da gennaio 2017, a causa del morbillo sono decedute 17 persone, tra cui bambini e adulti immunodepressi. A questi si è aggiunto un altro possibile caso di cui è stata data notizia a Trieste in questi giorni.
Dall’inizio del 2013 i casi segnalati sono stati 12.787.
Galli si sofferma poi sulle ultime notizie di cronaca che arrivano da Bari. “E’ una vergogna – ammonisce – che ci pone nella posizione di fanalino di coda in Europa nella lotta contro una malattia eliminabile e che alimenta giudizi negativi sull’efficienza del sistema sanitario nel nostro Paese, con possibili ricadute negative anche sulla scelta dell’Italia come meta turistica”.
Per Simit l’obbligo vaccinale rigorosamente applicato resta l’unica via percorribile per un periodo che non è possibile prevedere di breve durata. “Bisogna rilanciare la vaccinazione anche in ampi strati di giovani adulti rimasti fuori dagli interventi di prevenzione. Ogni ulteriore sottovalutazione in questo momento – conclude – può essere foriera di pericolose conseguenze ai danni della salute pubblica” .
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