Morta dopo tre interventi e ore di agonia: medico a processo

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Un medico sarà processato per l’omicidio colposo di una agente di polizia penitenziaria morta dopo tre interventi e ore di agonia

Finirà a processo dinanzi al tribunale monocratico di Taranto per omicidio colposo un medico dell’ospedale Santissima Annunziata, accusato dell’omicidio colposo di una donna morta dopo tre interventi e ore di agonia.
La vittima si chiamava Angela Valeria Lepore, ed era una agente penitenziaria di 27 anni.
La giovane donna è morta dopo tre interventi e ore di agonia, addirittura 40, nel luglio del 2014.
A tre anni e mezzo dalla sua morte, secondo il padre “non sono state accertate tutte le responsabilità”.
L’udienza preliminare nei confronti di due medici si era infatti conclusa con il rinvio a giudizio di uno di loro, Antonio Di Pinto.

Il procedimento proseguirà per l’altro medico, Mario Desiati, che sarà interrogato dal giudice prima di decidere se proscioglierlo o rinviarlo a giudizio.

A tre anni e mezzo dalla morte della donna, deceduta dopo tre interventi chirurgici e circa 40 ore di agonia in tre diverse strutture sanitarie, per Giuseppe Lepore, c’è ancora molto da chiarire.
All’indomani dell’udienza preliminare a Taranto, Lepore ha parlato di “fallimento della giustizia”, dopo sette denunce, una segnalazione alla Corte dei conti e da ultimo una lettera inviata al ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

“Mia figlia – afferma il padre – si poteva salvare. Le responsabilità sono talmente evidenti dalla lettura degli atti che sarebbe impossibile non vederle. Eppure in tre anni e mezzo quasi tutte le indagini sono state archiviate”.

L’inchiesta era stata aperta dalla Procura di Bari, che aveva indagato 20 medici di tre diverse strutture sanitarie.
Queste erano il pronto soccorso di Manduria (Taranto), dove la poliziotta si era recata per un malore all’addome. Poi l’ospedale Santissima Annunziata di Taranto e il Policlinico di Bari, in cui era stata poi ricoverata e sottoposta alle operazioni di rimozione di un calcolo renale, di impianto di un polmone artificiale e infine di craniectomia.
La posizione dei sette medici baresi era stata subito archiviata.
Per quel che concerne i medici tarantini, invece, gli atti erano stati trasmessi alla Procura ionica, che ha chiesto il rinvio a giudizio per i due medici dell’ospedale di Taranto.
Questi avevano eseguito il primo intervento chirurgico. Uno dei medici, inoltre, ora è rinviato a giudizio e indagato anche per aver falsificato le firme del consenso informato.
Una brutta vicenda sulla quale adesso, la famiglia, aspetta che la giustizia accerti responsabilità e faccia il suo corso.
 
 
 
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